giovedì 23 marzo 2017

Prima volta cuccioli...

Ricordo con chiarezza i periodi delle nostre prime cucciolate, quando avevamo già ben chiara l’idea di voler diventare allevatori di Corgi, questa meravigliosa razza che tanto ci aveva colpito e coinvolto. Non è stato così semplice iniziare perché le persone a cui chiedere consigli erano ben lontane da noi e non essendoci internet con cui usare agevolmente smartphone o pc, ogni piccola informazione di cui avevamo bisogno doveva assolutamente passare attraverso le lunghe attese delle lettere postali, le cui risposte, come si può ben si può capire, arrivavano puntualmente a problema risolto, nel bene o nel male. L’uso del telefono era impensabile, poiché presupponeva una conoscenza della lingua che nessuno di noi due possedeva.
Il nostro mentore, la persona che ci ha guidati e formati subendo con pazienza le migliaia di domande che dei giovani ragazzi voraci di informazioni le sottoponevamo è stata davvero per noi una grande guida. Inglese, allevatrice e giudice ci ha sempre consigliato senza imporre le sue idee ma motivandole sempre, come sempre andrebbe fatto per non risultare prevaricanti o per non sortire come con i figli un effetto contrario a quanto viene trasmesso loro come verità assoluta. I nostri primi Corgi sono arrivati dall’allevamento inglese “Shallianne” di Sheila Burgess e come dei bravi allievi cercavamo di seguire tutte le indicazioni che ci dava. Cosa non sempre facile, perché si trattava non solo di tradurre una lingua, ma tutto un mondo cinofilo che non trovava termini di riferimento dalle nostre parti. Giangi divorava ogni tipo di pubblicazione disponibile ovviamente in lingua
inglese, poiché in italiano sui Corgi nulla è mai stato scritto, cercando di dare una risposta ai mille quesiti che febbrilmente si formavano nella sua mente dal momento in cui aveva deciso che quei buffi ma straordinari pelosi avrebbero fatto parte della sua vita per sempre. Non posso dire che sia sempre stato facile ma con buona volontà, tanto rispetto per il nostri Corgini e consigli utili di cui far tesoro abbiamo imparato a essere ciò che siamo.
Ecco, questa è la premessa per iniziare a parlare di un argomento che mi sembra importante in questo momento, un momento in cui in Italia i Corgi sono molti e soprattutto destinati ad aumentare numericamente, senza sapere però se sociologicamente e caninamente parlando, a livello cinofilo, questo fenomeno possa essere definito un fattore positivo o meno.

L’evento chiave si realizza nel momento in cui nella mente del felicissimo proprietario di una Corgina si fa strada il desiderio di riprodurre tanta gioia. Sentimento più che lodevole, però siamo certi che questo sia davvero tutto ciò che serve, insieme alle amorevoli cure per i futuri cuccioli, per “ricreare” esattamente quella piccola gioia a 4 zampe che riempie di vita le vostre giornate? Allevare una cucciolata, scegliere (o non scegliere) i riproduttori, significa sostituirsi a Madre Natura. Madre Natura non sceglie a caso, seleziona il migliore secondo regole precise, alcune delle quali a noi note, altre ancora oggetto di studio, scientifico e filosofico. Comprenderlo appieno ci è forse impossibile, però oggi abbiamo appunto dati precisi che consentono di orientarci sempre con maggiore coscienza verso un allevamento il più possibile consapevole. Si tratta quindi di coscienza etica e di conoscenza, che ne nasce come evidente esigenza. D’altro canto è assai noto nel mondo della cinofilia come nel corso degli anni le
mode legate alle varie razze e il seguente fiorire di cucciolate “casalinghe” e meno curate sul piano della selezione dei riproduttori ne abbiano sempre puntualmente determinato il decadimento sia sul piano morfologico che su quello della salute.
Che fare dunque, se abbiamo voglia di far riprodurre i nostri soggetti e siamo alla nostra prima esperienza e non vogliamo contribuire al decadimento della razza? Come districarsi dunque in questo mondo, tra le mille difficoltà che si incontrano quando si decide di fare una cucciolata con la principessa di casa oppure si è all’inizio di quella che potrebbe essere una futura attività di allevamento? Non possiamo pretendere una conoscenza approfondita a priori: per quella servono anni, passione, costanza perché soprattutto non si finisce mai di imparare. Occorre una guida, un mentore, qualcuno che abbia la conoscenza e il desiderio di condividerla. Questa figura chiaramente dovrebbe essere quella del vostro allevatore, perché ritengo che questo sia uno degli aspetti fondamentali che comporta l’etica di allevare, occuparsi e seguire, aiutare a tracciare la strada di chi ha desiderio di dare il proprio contributo.

Ci sono sicuramente moltissime cose da sapere sia sul piano della pratica che su quello della burocrazia. Non è tutto semplice come sembra e spesso il neofita tende a sottovalutare la realtà di molte problematiche, poiché ne ignora l’esistenza. Tutto inizia dalla scelta del riproduttore, del “marito”, scelta che va effettuata su basi morfologiche, ma anche sulla base di quelle che sono le eventuali certezze sullo stato del suo DNA (come vedremo dopo). Vi sono difficoltà che insorgono durante la gestazione o il parto, vi è infine l’aspetto legislativo e documentale, satollo della burocrazia che in Italia non manca mai, che ti vuole diviso tra denunce di nascita presso enci e asl secondo tempistiche scandite e ovviamente, sempre diverse per i medesimi motivi. Serve iscrivere i nuovi nati presso l’Asl, ma occorre ripetere il tutto presso l’enci per ottenere il pedigree. Diversamente dal concetto più diffuso di pedigree, non si ratta di una carta che nobilita il cane, non è qualcosa che dice che è bello, che è “puro”.
E’ semplicemente la sua carta d’identità. Costa solo 25 euro ma è un pezzo di carta importantissimo perché racconta il vostro peloso, vi dice chi sono i suoi genitori e i progenitori, ne riporta i titoli e i riconoscimenti ottenuti, in alcuni casi anche indicazioni relative a controlli sanitari. Solo che occorre saperlo “leggere”, non solo per quanto riguarda la decodifica delle sigle (!!!!), ma soprattutto perché serve qualcuno che sappia dare un volto a quei nomi, che ne ricordi la morfologia, che conosca ciò che hanno passato negli anni alla loro prole, nel bene e nel male, che sappia integrare con la conoscenza e il ricordo le informazioni del pedigree.
La conoscenza è sempre una grande alleata nelle imprese che si intendono intraprendere! E la conoscenza approfondita del pedigree è il punto di partenza per capire la direzione in cui andare se si intende iniziare ad allevare con cognizione di causa. Purtroppo le azioni fatte inconsapevolmente non portano sempre buoni risultati e nel voler produrre una cucciolata non ci si può affidare alla sorte sperando vada bene. Non ci si può fidare soltanto di quel che
si vede, perché un patrimonio genetico è costituito da caratteristiche dominanti (e quelle si vedono) e una infinità di recessive, che rimangono nascoste nel dna per generazioni sino a che non ne incontrano un’altra di uguale: allora scatta il problema. Sta in “quel che non si vede” la difficoltà dell’allevamento, la necessità dello studio della trasmissione dei caratteri ereditari, delle quattro leggi di Mendel. Ed è proprio la mancata conoscenza della trasmissione delle patologie recessive che, immancabilmente, finisce per determinare l’insorgenza di quelle patologie che poi vengono identificate come “di una determinata razza”. Patologie recessive che condividono con tutte gli altri canini (meticci inclusi), ma che ripetuti incroci scellerati hanno diffuso in maniera esagerata senza che nessuno se ne accorgesse.
Un tempo, mancando molti supporti scientifici il sapere degli allevatori era l’unica fonte a cui attingere per cercare di conoscere il proprio soggetto il più a fondo possibile. Oggi invece per fortuna sono disponibili i test genetici per le varie malattie geneticamente trasmissibili e con una modica spesa, un po’ di pazienza e in maniera del tutto indolore per i nostri quattro zampe si riescono a definire i loro profili genetici almeno in parte e relativamente ad alcune patologie. Avere in mano il risultato di un test genetico però non è tutto, perché bisogna saperne fare un buon uso, bisogna cioè anche qui essere in grado di interpretarlo, metterlo in relazione e compararlo con il patrimonio genetico del peloso che sceglieremo come marito o moglie per il nostro Corgi.
 E ancora una volta torna utile la figura dell’allevatore, colui che vi ha affidato il vostro beniamino. Lui dovrebbe essere depositario di quelle conoscenze che ci servono. Da quelle riportate nel pedigree più o meno chiaramente a quelle genetiche. E’ la persona che sicuramente meglio di tutti conosce la genealogia e le linee di sangue del vostro peloso e vi potrà consigliare al meglio sul riproduttore da scegliere. Sarà anche colui che potrà seguirvi durante la gravidanza della vostra Corgina dissipando strada facendo dubbi e paure su possibili intoppi di percorso e vi aiuterà ad arrivare al fatidico momento preparati al meglio e già con un sacco di consigli per ogni evenienza.

E poi ancora durante la crescita e lo svezzamento dei piccoli, insomma tutti quegli step che sono importanti affinché un cucciolo cresca sano ed equilibrato, pronto per affrontare la bellissima vita futura che lo attende. Sollevandovi quindi il più possibile dagli oneri che sorgono per mancata pratica e lasciandovi liberi di godere appieno della gioia incredibile che reca in casa la nascita di una cucciolata. Gioia immensa, perché la soddisfazione di aver dato il proprio fondamentale contributo alla nascita di piccoli pelosi è davvero impagabile, così come sedersi in mezzo a loro mentre muovono i primi passi, seguirne la crescita. Ma tutto questo non dev’essere l’unico motore che spinge ad affrontare un’impresa di questo tipo perché non è che un elemento, uno dei tanti aspetti che compone quella infinita meraviglia che è una nascita.



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