lunedì 15 febbraio 2016

"Da oggi ci sono anch'io!" - Quando un cucciolo Welsh Corgi arriva in famiglia...

È importante che l'arrivo in famiglia di un piccolo, tenero e amorevole batuffolo peloso e piagnucoloso non ci faccia perdere di vista l’importanza di soddisfare i suoi bisogni e le sue esigenze in maniera idonea. La maggior parte delle volte nell’affannosa e deleteria ricerca di appagare ogni sua presunta necessità agiamo come se i bisogni fossero i nostri.
Nulla è più tenero e commovente che riversare affetto, dedizione e aspettative su quel piccolo cucciolo peloso con le sue zampine troppo corte che infondono infinita tenerezza.
Ed è proprio da qui che iniziano le incomprensioni con il nostro tanto atteso e già tanto amato piccolo amico! Dal tentativo di comunicare con lui attraverso il linguaggio umano, volerlo educare attraverso una comunicazione che non è in grado di comprendere perché non appartiene a lui ma a noi, con l'unico presuntuoso e deludente risultato che pensiamo non ci capisca quando invece siamo noi che non capiamo lui, essere sociale per eccellenza, nel caparbio tentativo di insegnargli concetti con un linguaggio a lui sconosciuto.
E come faremo a rispettare le sue necessità e a farlo crescere in maniera equilibrata sia mentalmente che fisicamente se non ci sforziamo almeno un po'  a comprendere che si tratta di una specie diversa dalla nostra e per la quale devono essere utilizzate forme di comunicazione differenti? Quando un cucciolo arriva nel suo nuovo gruppo (famiglia) la cosa più importante per lui (non dimentichiamo che in natura questo è vitale) è riuscire a inserirsi in questo branco e individuare un punto di riferimento (capobranco) che gli infonda sicurezza esattamente nello stesso modo in cui la sua mamma lo ha accudito ed emotivamente  contenuto nel periodo neonatale.
Più la mamma sarà stata presente nei primi sessanta giorni della sua vita fornendo sostegno sicuro al cucciolo, più lui riuscirà a essere un adulto autonomo e capace di controllarsi. La madre non è solo colei che lo nutre e protegge ma anche un porto sicuro in cui tornare e allo stesso tempo un filtro efficace nei confronti del mondo che in questo modo insegna la socializzazione, la conoscenza, l’autocontrollo e tutto questo per diventare un adulto autonomo e senza paure.
Allo stesso modo, dopo i sessanta giorni di vita, quando non può più contare sulla sua mamma ed è all’inizio dello sviluppo comportamentale, necessita di una guida alla quale rivolgersi quando è in difficoltà e con la quale collaborare nel momento in cui serve. Avere un punto di riferimento per un cucciolo è importante per la sua crescita emozionale e per affinare le proprie capacità cognitive in modo da diventare un Corgi-adulto equilibrato. Se questo non avviene, se ci comportiamo in modo errato inviando al nostro compagno peloso messaggi contrastanti i risultati potranno essere diversi fino ad arrivare a stimolare, in alcuni di loro, l'aspetto competitivo più che quello collaborativo.
Il filo che divide il concetto di dominanza con quello di collaborazione sembra sottile ma in realtà è molto molto consistente e un bravo capobranco quale dobbiamo essere con i nostri peolsi è autorevole ma mai autoritario.
In generale i cani hanno una parte cognitiva e una emozionale e le loro risposte comportamentali sono legate alle diverse esperienze; hanno un'intelligenza che gli permette di acquisire conoscenze e di utilizzarle poi per risolvere i problemi e adattarsi all'ambiente in cui vivono.
Ecco perché è fondamentale che il cucciolo sia partecipe di tutte le attività della famiglia perché in questo modo sarà in grado di costruire il suo personale bagaglio di conoscenze che gli permetterà di essere membro equilibrato e collaborativo all'interno del suo nuovo branco-famiglia. 
Dobbiamo sapere e mai dimenticare che i nostri Corgini (e tutti i cani in generale) hanno lo stesso progenitore del lupo, animale con il quale dividono molto più che una parte sostanziale del DNA, ma del quale ricalcano azioni e schemi mentali tipici di varie fasi della crescita. Per meglio dire, ogni razza selezionata dall'uomo raggiunge un’età mentale precisa e diversa da razza a razza ed è sovrapponibile a un preciso periodo della vita del lupo.
La maggior parte dei nostri amici quattro zampe raggiunge, in età adulta, un’età mentale che è paragonabile  a quella di un bimbo di 2 – 3 anni, ma alcuni vanno ben oltre e i Corgi sono tra le poche razze che raggiungono un’età mentale corrispondente a quella di un adolescente di 16 - 17 anni.
Sapere questo è importante quando si decide di aggiungere un membro peloso a quattro zampe in famiglia perché, nonostante la maggior parte delle persone decida in base al senso estetico, la vera scelta dovrebbe essere fatta sulle peculiarità caratteriali della razza e questo proprio per non avere sorprese future e poter sviluppare con il nostro nuovo compagno una duratura empatia. È un cane intraprendente e pertanto non bisognoso solo delle nostre attenzioni ma di far parte in modo attivo della famiglia con compiti e incombenze come ogni membro del "branco" e sottovalutare le attitudini per le quali la razza è stata selezionata o peggio ancora relegarlo in zone o luoghi in cui non possa esternare e sviluppare le sue peculiarità significherà renderlo un Corgi infelice.
È oltremodo importante, quindi, comprendere fin da subito il linguaggio corretto per comunicare con un Corgi anche quando ci troveremo di fronte un cucciolo di pochi mesi di vita che attende impaziente e speranzoso di far parte della sua nuova famiglia nella quale poter contribuire attivamente con il ruolo a lui più idoneo fino a diventare il compagno fedele, del quale tutti sappiamo poterci fidare ciecamente e che fin da quel lontano giorno, quando era ancor un batuffoletto peloso,  mentre noi faticavamo a  comprenderlo, lui aveva  già deciso che ci avrebbe amati per sempre.

mercoledì 30 dicembre 2015

Il Natale con i miei Corgi... (anche i Welsh Corgi credono a Babbo Natale)

L'avvicendarsi delle feste natalizie porta sempre molta gioia o quantomeno una sorta di allegro buonumore.
Si tratta certamente della festa più amata e sentita dai bimbi: i grandi di conseguenza si muovono affinché la magia di questo bellissimo momento si cristallizzi per diventare ricordo felice nella memoria di futuri adulti.

Dal momento che non sono profondamente religiosa ho sempre adorato il lato pagano del Natale. I preparativi e i piccoli sotterfugi per nascondere ai miei figli la vera identità di Babbo Natale sono sempre stati un gioco magico al quale mi sono prestata per anni con un piacere direi quasi speranzoso... chissà, forse un giorno avrei scoperto anch'io l'esistenza di Babbo Natale! Trascorrere infiniti momenti, anno dopo anno, a scrutare il cielo nella speranza di veder passare la mitica slitta trainata da renne che grazie alla polvere magica riesce a volare mi ha abituato a questa emozionante attesa che ancora oggi mi vede alzare gli occhi al cielo pensando... "chissà... magari prima o poi lo vedo!".
Sono convinta che anche i nostri piccoli amici pelosi credano all'esistenza di Babbo Natale e poiché la loro percezione è più sensibile della nostra ho imparato a fidarmi del loro intuito e percepisco chiaramente che il loro atteggiamento muta sensibilmente con l'avvicinarsi del Natale. Partecipano alle frenetiche preparazioni come fosse naturale e posso affermare con certezza che il complesso turbinio di attività legato alle feste natalizie li coinvolge loro malgrado e come noi sono contagiati da questa euforica allegria.
La preparazione dell'albero e la distribuzione degli addobbi natalizi in casa è l'attività che a tutti gli effetti apre le porte all'ingresso delle feste e i nostri corgini mi seguono in tutto ciò con scrupolosa attenzione... A loro non deve sfuggire nulla, devono sapere tutto ciò che accade in questo branco di pazzi che sono i loro bipedi! Dinanzi all'albero ancora vuoto osservano i miei gesti meticolosi che con molta pazienza scelgono il luogo giusto per ogni addobbo e loro con altrettanta pazienza sembrano attendere di dover approvare ogni disposizione. Sì, perché io li guardo mentre loro guardano me e sono lì, seduti, che con serietà e compostezza seguono ogni cosa. Ovviamente non parlo dei piccoli di casa, per loro ogni attività rappresenta un pretesto di gioco e quando sono presenti diventa quasi impossibile addobbare l'albero. Mi riferisco ai miei patatoni più grandi, che sono davvero incredibili. Anche la condivisione del riposo dopo la fatica rende la loro partecipazione straordinaria....Sono realmente affaticati e bisognosi di riposo dopo il loro intenso lavoro di controllo!!!

Poi c'è l'arrivo e l'intrattenimento di amici e parenti che nei vari giorni si succedono alla nostra porta... e in questo loro sono davvero insuperabili. Sanno che non devono assalire le persone né tanto meno fare confusione o abbaiare quando arriva qualcuno e allora eccoli lì, tutti in fila, composti, all'ingresso di casa come discreti maggiordomi che attendono gli ospiti per scortarli ai loro posti. Orsa sceglie il suo ospite, gli si siede davanti e lo fissa negli occhi con uno sguardo tra l'intimidatorio e il minaccioso, ma in realtà con l'unico intento di farsi accarezzare. Mawi pizzica le caviglie e nel tempo impiegato a guardare chi-ti-ha-fatto-cosa lei è già distesa a pancia all'aria, pronta per le coccole. Puccio, con il quale chi si ferma è perduto poiché lui deve, assolutamente, sedersi o sdraiarsi sopra i piedi di qualcuno. Ozzy, il tenebroso, che deve tenere la situazione sotto stretto controllo, segue i movimenti delle persone in casa, incalza e non molla nessuno nemmeno per un attimo. Ai suoi occhi i nostri ospiti sono tutti potenzialmente pericolosi e lui li deve seguire ovunque, bagno compreso, per assicurarsi che si comportino bene. Iggy e Jimi che non tollerano l'irruenza e se qualcuno si appresta a valicare il cancello di accesso al giardino con troppo entusiasmo lo rimettono istantaneamente in riga con piccoli morsi alle caviglie quasi a voler dire "piccole pecore pestifere che non sanno stare nel gregge"! Insomma sanno fare bene il loro lavoro e in ogni occasione ci tengono a dare il loro contributo.
Ma la parte che a loro piace sicuramente di più è il momento Masterchef... E sanno che devono giocarselo bene altrimenti sono fuori dalla mia cucina!!! Per me cucinare è diventato ormai uno sport più che una passione perché doverlo fare con tutti i miei corgini intorno mi ha obbligata a diventare una specialista delle discipline salto-ai-corgi-ostacoli-con-pentola-in-mano e della gimcana-incrociata-con-piatti-e-bicchieri. Riuscire a muoversi in una cucina con i pelosi tra i piedi è davvero un'arte difficile da apprendere che richiede anni di preparazione ed esercizio. E anche per loro la possibilità di essere ammessi in cucina mentre qualcuno è ai fornelli richiede preparazione e pazienza e con il tempo hanno imparato che possono stare lì ma devono stare fermi se vogliono poter agguantare qualche avanzo di leccornia. E un Corgi, si sa, per una briciola di cibo farebbe qualsiasi cosa... anche la statua per ore!
Ecco, questo è il ritmo con cui trascorriamo le vacanze nella nostra famiglia e a tutto ciò si deve aggiungere, come in questo ultimo Natale, due progesteroni, tre accoppiamenti e il parto della nostra Pina...

Ma noi amiamo tutto ciò e lo sfarzo ostentato di inutili regali o le corse frenetiche per le strenne natalizie hanno una parte relativa nella nostra vita. Penso che mai come ora sobrietà e parsimonia dovrebbero essere parole sempre presenti nel nostro vocabolario e nella nostra mente, non solo per rispetto del momento che stiamo vivendo che ci vede sempre più poveri e con sempre più persone senza lavoro, ma soprattutto perché possono insegnarci ad apprezzare le cose semplici come gli affetti, la condivisione, la solidarietà e naturalmente la compagnia e l'amore insostituibile di un compagno peloso che insieme a noi attende con gioia l'arrivo di Babbo Natale.






domenica 6 dicembre 2015

A chi affido il mio cucciolo corgi? ...Il punto di vista di un Allevatore.

Da molto tempo la figura dell'Allevatore è legata a una serie di connotazioni che fanno di lui la persona seria e competente alla quale potersi rivolgere con fiducia per avere in affidamento un piccolo peloso nel nostro caso di Welsh Corgi Pembroke oppure Cardigan. 

Ovunque si parla e teorizza sulle regole e i punti fondamentali per riconoscere un buon allevatore; in ogni rivista cinofila, blog, siti realizzati per il presunto o reale benessere animale si trovano ormai fior di decaloghi per distinguere il bravo allevatore dal "cagnaro". Ovunque si propongono le cose da chiedere quando viene contattato o quelle da osservare quando si presenta l'occasione di conoscerlo. Cose del tipo: se accudisce in modo consono i propri cuccioli, se la mamma è presente con i piccoli fino all'età giusta in modo da non sviluppare in futuro patologie comportamentali come "l'ansia da separazione", se i genitori sono visibili in allevamento, se le condizioni di igiene in cui vivono pelosi sono buone (se dormono a letto con gli allevatori e mangiano assieme allo stesso tavolo è tutto ok... diversamente probabilmente ci troviamo di fronte a sfruttamento degli animali!!!), se effettuano i test genetici nei loro soggetti in modo da garantire la salute dei piccoli, se l'alimentazione è di buon livello, naturalmente se i piccoli sono in possesso di pedigree, microchip, vaccinazioni... e mille altri "se" tutti sacrosanti se presi con buonsenso, ponderatezza e poco fanatismo.
 Viviamo nell'era del "sapere ignorante", quella in cui tutti sanno tutto grazie a nozioni spicciole e poco approfondite del tipo "wikipedia" (non me ne vogliano i sostenitori di questa enciclopedia virtuale a volte molto utile ma che non deve essere l'unica fonte di sapere come accade per molti) oppure fonte Facebook: "Hai saputo che i Welsh Corgi Cardigan blue merle se accoppiati tra loro generano cuccioli malati che possono morire? Ma chi lo ha detto??? Ehhh... ho visto un post..." e poi si scopre che un semplice dubbio espresso da una persona che si interessa alla razza è diventato un assioma con tanto di teorema e postulati! Questo "sapere" genera individui sicuramente e intimamente convinti di sapere molte cose ma tutto o quasi in maniera superficiale e tanto basta perchè l'idea di approfondire un dubbio o una curiosità non li sfiori nemmeno. 

Ma dov'è finito il bipede ideale al quale affidare i nostri amati cuccioli corgi, quello che si rivolgeva all'allevatore come un adepto al suo maestro? E noi, presunti cagnari fino a prova contraria, come possiamo riconoscere un buon affidatario? Anche in questo caso la tecnologia a volte ci è ostile perchè le mail, nell'attuale immaginario collettivo, devono assolutamente essere brevi e concise contrariamente alle "antiche" missive con le quali la persona intenzionata ad accogliere un cucciolo nella propria famiglia prima di chiedere la disponibilità di quest'ultimo iniziava con il racconto della propria vita partendo due generazioni più indietro.
Oppure gli sms o le chiamate con i cellulari che non si sa per quale motivo ma nel bel mezzo di una chiamata si interrompe sempre la linea (mi scusi sono in galleria, mi scusi "ho sotto" la chiamata di mia moglie, marito, madre, datore di lavoro, collega...) e vivi la telefonata con l'ansia e la fretta di dover dire e chiedere tutto velocemente per paura di perdere irrimediabilemente nell'etere chiamata e futuro affidatario in un colpo solo. Con l'antico telefono solo la composizione del numero richiedeva disponibilità di tempo e predisposizione d'animo e quello era solo l'inizio di una conoscenza che si sarebbe sicuramente protratta almeno per tutta la durata della vita del peloso prescelto.
Se fosse solo un problema di supporti tecnologici potremmo farcene una ragione e adeguarci alle innovazioni, ma il problema non è solo quello, purtroppo... nell'ottica del risparmio e dell'ottimizzazione del tempo è rientrata lentamente ma ormai inesorabilmente anche la centellinizzazione dell'educazione e a questa innovazione è davvero difficile adeguarsi...
 Potrei scrivere pagine e pagine riportando i messaggi o le mail con i quali moltissime persone si approcciano al nostro allevamento per avere informazioni; alcune molto divertenti altre da ulcera gastrica ma comunque tutte da cestinare senza possibilità di appello. Le più frequenti sono del tipo: "Salve, avete cuccioli corgi disponibili e quanto costano?" Ma nemmeno quando vado dall'ortolano per acquistare semplicemente un chilo di patate mi rivolgo a lui in questo modo e i nostri piccoli, con tutto il rispetto per i tuberi, non sono patate! Oppure: "Sono un single, abito in una casa piccola e vorrei un cane piccolo come il Corgi". In questo caso presumo che quando deciderà di cercare la propria anima gemella opterà necessariamente per una persona di staura bassa (casa piccola... cane piccolo... compagno/a piccolo/a).
A richieste formulate in questo modo ovviamente nemmeno rispondiamo, sarebbe solo tempo sprecato e la conferma l'abbiamo ogni qualvolta invece decidiamo di farlo perchè magari ci sembra cogliere tra le righe un reale interessamento e solo una difficoltà di espressione o qualche incertezza grammaticale non significano sempre maleducazione... E invece è proprio così! Nell'arco temporale in cui tentiamo di spiegare a questi presunti-intenzionati-futuri-affidatari di un piccolo Corgi che se vorranno essere tali devono raccontarci chi sono e quali sono le loro aspettative nei confronti di un eventuale cucciolo, questi si sono già volatilizzati, dissolti nel nulla già approdati con la loro irriverente richiesta a caselle postali di altri allevatori nella speranza di trovare subito il Corgi-affare del secolo. 

Ecco, a queste persone vorrei dire che sicuramente ci sono molti cagnari in giro e fanno bene a informarsi prima di prendere un cucciolo ma le informazioni più importanti le devono assumere direttamente ponendo domande, tante domande, parlando, dialogando, cercando insomma di capire se l'allevatore che si trovano davanti sia una persona seria non solo perchè risponde affermativamente ai punti stabiliti dal famoso decalogo ma perchè fidandosi del proprio intuito e alla propria capacità empatica pensano possa essere la persona giusta alla quale affidarsi. Molto probabilmente quando cercate un cucciolo siete dei neofiti della razza, spesso anche della cinofilia stessa. Non cercate di giudicare qualità o salute di un quadrupede tramite decaloghi o coppe in bacheca, perchè non fa parte delle vostre facoltà.

 Usate il vostro buonsenso e le capacità che avete, quelle per giudicare l'onestà del bipede che vi sta davanti anzitutto. 

martedì 13 ottobre 2015

Anjia finalmente mamma e felice!

Cosa c’è di più bello che amare moltissimo il proprio peloso e vederlo mettere al mondo i suoi piccoli… con Anjia ormai pensavo non sarebbe più accaduto e sarebbe stato un vero peccato perché l’attitudine materna che più volte aveva dimostrato nei confronti di cuccioli di altre mamme era stata davvero impressionante.

Anjia è stata la mia prima Welsh Corgi Cardigan e avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. E’ arrivata da noi all’età di nove mesi e pur essendo una corgina sensibile, equilibrata e ben socializzata probabilmente è stata poco “toccata” in età neonatale facendole sviluppare una lieve fobia per qualsiasi approccio troppo ravvicinato. Si fa coccolare e si fa prendere in braccio irrigidendosi un po’ ma alcune parti del suo corpo sono tabù: se le tocchi le zampe si ritrae e scappa via. Asciugarla dopo le uscite con la pioggia è una tragedia… la pancia se la lascia toccare con un minimo di tolleranza ma quando cerchi di asciugarle le zampe si divincola come se fosse posseduta!
Le unghie non è stato mai possibile tagliarle, per fortuna fa molto movimento e in questo modo riesce a consumarle ma se avesse una reale necessità di toelettatura dovrei farlo in anestesia! Lo stesso vale per la spazzola… potrebbe morire di disperazione se tentassi di spazzolarla per più di cinque secondi, il tempo necessario a divincolarsi e scappare a zampe levate. 

 La cosa che fa tenerezza, in questi momenti, è vedere chiaramente il panico nei suoi occhi e nonostante questa paura incontrollabile non ha mai avuto nei nostri confronti un atto di rivolta violenta come ad esempio morderci. Mai… 

Alla luce di queste sue problematiche anche l’accoppiamento sapevamo sarebbe stato difficoltoso, per lei i preliminari possono andare ma quando il contatto prevedrebbe qualcosa di più, scappa senza possibilità alcuna. 


 Difficoltà logistiche a parte la mia dolce ragazza ha delle belle caratteristiche morfologiche e per lei volevo un compagno che fissasse le sue qualità e implementasse possibilmente le sue carenze. Sono riuscita con molta fatica e grazie all’aiuto sincero di una cara amica, titolare di uno dei più importanti e di lunga data allevamenti di Welsh Corgi Cardigan degli Stati Uniti ad avere il seme del suo bellissimo Rocky… un “ragazzo” che solo per scrivere i suoi titoli non basterebbero due righe di un foglio. Insomma... Bellissimo!!! Nero e bianco e con un carattere aperto e gioviale… 

 L’inseminazione è stata fatta da un veterinario che personalmente considero il guru nel campo della riproduzione canina e per fare stare tranquilla Anjia l’abbiamo sedata in modo che potesse rilassarsi senza nessuna forma di panico. 

Mi sono chiesta più volte se fosse valsa la pena investire così tante energie e risorse anche economiche in un’impresa così ardua e sottoporre Anjia a stress per lei intensi anche se del tutto irrilevanti per qualsiasi peloso diverso da lei. Non ho trovato risposte fino al momento in cui ho visto i suoi piccoli… due splendidi cuccioli, bellissimi e dolcissimi. E vedere lei che abitualmente si muove con un’energia incontenibile, camminare in punta di zampine per non calpestare i suoi piccoli e
accorrere al loro minimo gemito mi ha dato la serenità e la certezza di aver fatto una cosa giusta anche se contro natura come qualcuno potrebbe obiettare. Normalmente cerchiamo di non interferire con le leggi naturali e la maternità è una di quelle. Ma nel caso di Anjia, che dire, il suo modo di guardare i cuccioli e la sua sensibilità nell’avvicinarli che contrasta con la sua innata incontenibile esuberanza ci hanno fatto capire che è una mamma bravissima ma soprattutto felice…

Welsh Corgi Pembroke: I piccoli di Emma... ma anche di Giangi e Chicca

In uno di quei caldissimi giorni di Luglio in cui si faticava a vivere, figuriamoci a nascere… Emma ha deciso di mettere al mondo i suoi piccoli.
La gravidanza, caldo a parte, era andata bene non fosse per il pancione immenso che verso gli ultimi giorni faticava davvero a portarlo appresso.
Emma è una nostra corgina Pembroke ma che da diversi mesi, ormai, vive felicemente con il peloso Ergo, la sua bipede Marta e zia Sara. La attendevamo, però, per il lieto evento nella sua vecchia casa che ben conosceva.
Decidemmo di andare a prenderla una decina di giorni prima della data presunta del parto proprio perché avesse modo di riprendere confidenza con la nostra casa e i suoi vecchi amici a quattro zampe.
Ma appena arrivata è sembrata subito apatica e distaccata e se non fosse per il fatto che ben ci conosceva avremmo pensato che era triste per aver lasciato quella che ora era a tutti gli effetti la sua nuova famiglia. Mai come in questi momenti non poterli confortare con parole del tipo “non sarà per sempre, tornerai dalla tua famiglia, stai tranquilla” è davvero frustrante e si può solo dimostrare loro affetto e sicurezza con azioni pratiche. Ma questa sorta di apatia o distacco è proseguito anche nel momento in cui ha deciso che dovevano nascere i piccoli e questo ha indotto un parto davvero difficile. I cuccioli erano sicuramente molti… lei è una corgina di taglia grande e il suo pancione era comunque spropositato!!! Eravamo preoccupati ma fiduciosi; questo era il suo secondo parto, il primo era stato perfettamente nella norma e anche in quel caso i bimbi non erano pochi ma con l’innata tranquillità che guida le future mamme nel momento del parto aveva messo al mondo sette bellissimi piccoli.
Con estrema fatica e senza la minima collaborazione di Emma riuscimmo a far nascere il primo piccolo… ciccione, sano, maschietto! Da lì in poi il nulla… decidemmo allora di allertare il nostro vet e nel giro di un paio d’ore, sabato ora di pranzo, eravamo nel suo ambulatorio per far nascere questi piccoli in difficoltà…
Il vet e la sua assistente si presero cura di Emma e Giangi rimase con lei finché l’effetto dell’anestesia non le fece chiudere gli occhi (in questo modo si addormenterà tranquilla con il pensiero che noi siamo lì, vicino a lei e vicino a lei ci troverà quando si sveglierà…) Da quel momento in poi seguirono un paio d’ore frenetiche in cui il medico era alle prese con Emma e noi con i cuccioli che velocemente uno dopo l’altro ci venivano affidati affinché li potessimo asciugare e riscaldare. Siamo abituati al caos del parto e ai tempi stretti in cui agire per riuscire a far stare bene tutti i piccoli, solitamente però durante un parto naturale, tra un cucciolo e l’altro abbiamo tutto il tempo di accudirli per bene ed essere pronti per accogliere il successivo nascituro.
Con i parti cesarei è sempre tutto più veloce e il tempo a disposizione è davvero poco e prezioso… il vet deve pensare all’intervento che sta eseguendo e noi concordiamo sempre di poter assistere al parto e prenderci cura dei piccoli in modo da lasciarlo libero di dedicarsi completamente alla mamma e non dover agire in fretta con il pensiero dei cuccioli.
Con poca sorpresa da parte nostra, perché avevamo capito che ne aveva un bel po’, nacquero nove cuccioli che sommati a quello nato a casa erano in totale dieci!!! Dieci piccoli ciccioni che mai e poi mai, Emma, sarebbe riuscita a far nascere da sola… La gioia che ci pervade sempre al momento della nascita, questa volta, lasciò spazio molto presto alla preoccupazione perché nel tentativo di rianimarli, quando nascono con parto cesareo assorbono inevitabilmente una piccola parte dell’anestesia destinata alla madre, tre di loro non ce l’hanno fatta.
Tornammo a casa stanchi, con il nostro fagottino di cuccioli ed Emma, stremata e ancora intontita dall’anestesia. In quel momento la nostra preoccupazione era presentare i piccoli alla mamma appena possibile.
In questi momenti, messa alle spalle la fatica del parto e tutto quello che si porta dietro cesareo o naturale che sia si è impazienti di vedere i piccoli beatamente appagati accanto alla loro mamma che succhiano le prime gocce di latte (colostro nelle prime ore). 
Ma questa volta, e posso affermare con certezza è stata la prima in molti anni, non è andata così… la neomamma ha proseguito con l’apatia che l’ha contraddistinta fin da quando è arrivata, era completamente disinteressata ai cuccioli e di colostro e latte… nemmeno l’ombra. In quel momento iniziammo a essere davvero disperati… i cuccioli erano sette e affamati! Senza perderci d’animo intervenimmo con poppate di latte artificiale ogni due ore nella certezza che nel giro di poche ore tutto si sarebbe aggiustato… poi la “certezza delle poche ore” si tramutò nella “speranza di qualche giorno” considerando che il cesareo subìto e gli antibiotici somministrati a volte sono un deterrente per la produzione del latte. In tutto questo Emma non aiutò perché dei piccoli sembrava non importarle davvero nulla. E poiché al peggio non c’è mai fine dopo qualche giorno ci rendemmo conto tristemente che il latte non sarebbe mai arrivato e che avremmo dovuto proseguire con l’allattamento artificiale fino allo svezzamento! Questo pensiero mi fece sentire lievemente disperata perché per quanto ami i mei cani e i loro piccoli questo impegno sarebbe stato davvero pesante ed estenuante. Inoltre non aver preso il colostro della mamma li avrebbe esposti con estrema facilità e in maniera letale anche al più stupido dei batteri. E così avvenne… nei giorni a seguire uno dopo l’altro cinque dei sette piccoli rimasti ci lasciarono con inevitabile agonia. 
 Chi non l’ha vissuto forse faticherà a capire il sentimento che si prova in questi casi. Li allatti ogni due ore, inizi a conoscerli velocemente perché doverli “maneggiare” così spesso ti obbliga e consente di guardarli con attenzione e iniziare fin da subito l’osservazione dei minimi particolari sia morfologici che caratteriali. Vivi con soddisfazione ogni poppata perché nutrire questi piccoli ti fa sentire di aver fatto qualcosa di buono e di grande, un altro piccolo passo per loro verso la vita… e poi invece la vita inizia lentamente ma inesorabilmente a spegnersi in ognuno di loro uno dopo l’altro. Sono stati giorni terribili, una corsa contro il tempo e tra i tentativi di somministrare qualsiasi cosa pur di cercare di salvarli c’era sempre un cucciolo piangente già incamminato nel ponte dell’arcobaleno per diventare un piccolo angelo.
Da questo tristissimo inizio si sono salvati due maschietti dolcissimi… ora hanno 30 giorni e possiamo respirare senza paura, continuiamo ad allattarli e da qualche giorno hanno anche iniziato lo svezzamento.
Ci conosciamo benissimo a vicenda e la cosa buffa è che riconoscono me o Giangi per il modo differente che abbiamo di allattarli. Da pochi giorni hanno aperto gli occhi, un po’ più tardi rispetto alla norma ma purtroppo non c’era la mamma che leccandoli asportava la patina protettiva con la quale nascono e permettere in questo modo agli occhietti di aprirsi. Emma sta con loro, anche se probabilmente se ne sarebbe andata più che volentieri, li accudisce lo stretto indispensabile una leccata a caso un paio di volte al giorno ma a loro sembra bastare per avere il senso della “mamma”. 
Noi ci siamo rilassati, il peggio è andato e la loro strada può solo essere in salita. Ora iniziano a scoprire il mondo e sembra abbiano addosso così tanta curiosità anche per i fratellini che non ci sono più, sono socievolissimi con chiunque gli si avvicini umani o pelosi che siano, probabilmente dovuto al fatto che sono stati accuditi da noi fin dalle loro prime ore di vita e non esclusivamente dalla mamma.
Chissà chi ricorderanno come loro mamma… Emma, Chicca o Giangi… rido e penso che giusto per essere in linea con le tendenze moderne con questi piccoli siamo stati un perfetto esempio di “famiglia allargata”.
Mai come in questo caso mi sento di poter dire: benvenuti al mondo piccoli! … e buona vita!!!



giovedì 29 gennaio 2015

Una nascita tanto attesa...

A pochi giorni dalla fatidica data tanto attesa abbiamo sistemato Iggy, la futura mamma, nella stanza nursery dove sarebbe avvenuto il parto e dove lei sarebbe stata con i suoi piccoli per i successivi due mesi circa. 

Iggy (Welsh Corgi Cardigan) vive abitualmente con Rocco (Welsh Corgi Pembroke) in una stanza attigua, fanno coppia fissa pur essendo un Pembroke e una Cardigan e la loro unione è solida e duratura a tal punto che la sera in cui l’abbiamo spostata nella nursery il suo compagno di vita ha iniziato ad abbaiare e ululare. La cosa che ci ha stupito maggiormente è stata Iggy che a sua volta ha iniziato a rispondere con gli stessi abbai e ululati e per più di un’ora si sono parlati, forse salutati, consapevoli della loro separazione.
 Ovviamente non sapevano che sarebbe stata una situazione temporanea e l’impossibilità di spiegarglielo ci ha fatto sentire un po’ in colpa sempre per il fatto di dover decidere delle vite altrui senza tenere conto dei loro sentimenti. Per quanto ci guidino le buone intenzioni qualcosa sfugge sempre alla nostra attenzione. Ci hanno fatto una tenerezza infinita e se non avessero cessato di lì a poco sapevamo che avremmo dovuto ammettere anche Rocco nella nursery, magari in qualità di assistente al parto di secondo livello (il primo livello lo occupo io, seconda solo a Giangi che è l’ostetrica in carica… ahahah!).
 Credo che “chiamarsi” per molto tempo e capire comunque che nessuno di loro si stava allontanando dall’altro li ha fatti tranquillizzare, inoltre abbiamo immediatamente trovato una nuova compagna di “stanza” per Rocco e le cose di lì a poco si sono sistemate.
La mattina del grande evento avrebbero dovuto esserci segnali molto chiari. A dire la verità i segnali avrebbero dovuto esserci già dalla sera prima; di solito la futura mamma non mangia e ha il tipico atteggiamento di chi deve organizzare l’arrivo dei piccoli. Un gran trambusto con i giornali per preparare la “cuccia” per i bimbi… e pezzi di giornale che volano ovunque! Be’, Iggy non ha fatto nulla di tutto ciò… la sera prima ha mangiato e alla mattina pure.
 Lei era tranquillissima e i giornali perfettamente in ordine. Ha fatto tutto come sempre… pappa, uscita, nanna. A quel punto, penso, siamo ancora lontani dal parto, mi preparo per andare al lavoro e alle 7.30 esco di casa con Leonardo per le nostre rispettive destinazioni senza allarmare Giangi che si sveglia di solito poco dopo la nostra uscita. Alle 8.20 precise mi chiama al telefono urlando e riempiendomi di improperi su come avevo potuto non chiamarlo e uscire di casa perchè Iggy aveva già fatto due cuccioli e quindi si trovava in pieno parto!
 Incredula, allibita, spaventata, senza parole, avvilita e con addossa un senso di cattivo presagio ritorno velocemente a casa perché mai e poi mai avrei lasciato la mia bimba partorire da sola. Vabbè da sola non sarebbe stata visto che Giangi segue tutti i parti dei nostri cani in prima persona e tra i due, casomai, la superflua sarei stata io…
Arrivata a casa mi rammarico per aver perso la nascita dei miei primi due bimbi, Stregablù e Boris ma vedo che stanno bene e sono belli ciccioni. Iggy è sufficientemente tranquilla e non vedo nel suo sguardo quel piccolo lampo di disorientamento che di solito hanno le mamme al primo parto.
 C’è qualcosa di ancestrale che indica loro i gesti consueti che devono svolgere anche se si tratta del primo parto ma assieme a questo la maggior parte delle volte si capisce, da come pongono i loro occhi nei nostri, che si chiedono e ci chiedono cosa sta accadendo e percepire la cieca fiducia che hanno in noi come loro unica ancora di salvezza è davvero commovente.
Lei sembra sicura di ciò che fa e devo dire che dimostrerà una tempra e una disinvoltura, nel parto come nell’accudimento dei suoi piccoli, davvero eccezionale.
La nascita dei piccoli si succede con ritmo sostenuto e dopo il mio arrivo nasceranno, a distanza di circa 15 – 20 minuti l’uno dall’altro, Findo, Cielo e Ambra. 

Mi sembrano meravigliosi… non sapevo l’emozione che avrei provato nel veder nascere i miei primi bambini cardigan e devo dire che i piccoli Blue Merle sono stati una rivelazione… Poi nasce Carolina… la mia Carolina… quella che poi chiamerò Wicca e che nel preciso momento in cui la vidi sentii che sarebbe stato per sempre.
A questo punto sono nati sei cuccioli, mi sento davvero soddisfatta e penso che il parto potrebbe concludersi così se non fosse che la pancia di Iggy sembra non essere diminuita di un grammo e nemmeno di un centimetro e questo inizia a mettermi una leggera ansia. Giangi mi tranquillizza spiegandomi che nei Cardigan le cucciolate numerose sono abbastanza frequenti e che probabilmente ha ancora un paio di cuccioli.
 Con questa relativa tranquillità nasceranno anche Casperina, che se guardata dal suo lato bianco assomiglia davvero al dolcissimo fantasmino, e Agata la seconda cucciola nera. Le bimbe nere sono bellissime e così diverse dai Pems tricolori… loro sono davvero NERE, ma così nere che a fatica si vedono gli occhi proprio come alla loro mamma!
A questo punto il ritmo con cui si rimette a partorire i piccoli è di nuovo quello iniziale e l’ansia con cui la supplico di fermarsi diventa velocemente panico. In questo clima di schizofrenia nel quale passavamo dal panico per il numero sempre crescente di cuccioli che stava nascendo, alla gioia senza riserve quando nasceva il piccolo successivo, vengono alla luce il bellissimo Porzio, che sarà tale da subito, Anthea la piccolina nera più nera di tutte le nere, e Taddeo il cucciolo con il carattere più allegro che abbia mai visto, l’unico che a pochi giorni di vita già mi darà i bacini leccandomi la faccia al ritmo di 10 leccate al secondo! 

Undici!!! Non ci potevo credere! E il panico era pure svanito… solo vederli lì tutti insieme, vicini alla loro mamma che li ha accuditi da subito con amore e dedizione mi ha fatto sentire felice e prevedevo che avrei passato i successivi mesi in loro contemplazione…
Così è stato ed è ancora tanto che i miei figli scherzosamente mi deridono perchè è la cucciolata più fotografata nella storia di Corgilandia!
 Ora i piccoli hanno poco meno di sessanta giorni e a parte Wicca che rimarrà con noi, hanno già tutti una famiglia che li aspetta e ciò mi riempie di gioia se non fosse che il pensiero di separarmi da loro la tramuta in tristezza infinita. Li conosco perfettamente uno ad uno, so di loro ogni cosa, preferenze, attitudini, piccoli vizi… Taddeo con la sua allegria, Porzio casinista indipendente, Anthea piccola ma tenace e in grado di tenere testa a 10 fratelli chiassosi, Boris il vero fratello maggiore, più grande e grosso di tutti e con una saggezza da cane adulto, Stregablu affettuosa ma volitiva, Findo il tenerone viziato, Ambra dolce e remissiva, Wicca una birba incredibile… prima combina guai e poi fa mille moine, Casperina intelligentissima che per chiederti di uscire guarda la maniglia della porta, Agata sempre l’ultima a rientrare che si perde in mille distrazioni e Cielo un po’ timido e contemplativo è il “Mammolo” dei miei undici nani. 

Che dire… mi stupisco sempre della valanga di emozioni che riescono a suscitare questi piccoli batuffoli pelosi e sento che sono quasi pronti per iniziare la loro nuova vita. Spero solo di essere stata una buona seconda-mamma (Iggy è stata eccezionale!), di averli accuditi bene ed educati bene. Ora sto preparando i loro piccoli bagagli… con i rispettivi giochini, la pappa preferita, la copertina pesante per quando farà freddo, il feticcio preferito per non essere tristi senza i fratellini e fare la nanna tranquilli e tante raccomandazioni… comportatevi bene, siate educati, ringraziate sempre con molte leccate chi vi darà tanto affetto e soprattutto se riuscite… non dimenticatevi di me.

mercoledì 19 novembre 2014

Mi racconto con i Corgi...

Lo scritto di un’amica pubblicato sul social network un po’ di tempo fa mi ha fatto pensare e venire voglia di scrivere questo nuovo post. Proponeva alle persone appartenenti al gruppo di raccontare come erano arrivate ad amare il Corgi fino al punto di prenderne uno o addirittura più di uno. 

La mia esperienza è il realtà è legata a quella di Giangi poiché quando lo conobbi, lui già aveva da un paio d’anni il suo primo corgi, Clody, quello che poi sarebbe diventato il NOSTRO primo corgi.
Come la maggior parte dei bimbi anch’io durante l’infanzia ho desiderato tantissimo e mai ottenuto la compagnia di un batuffolo peloso e potrebbe sembrare una logica conseguenza la mia estrema felicità nell’innamorarmi dell’uomo della mia vita con relativo cane da sempre desiderato. Due desideri realizzati  in un colpo solo! Purtroppo non fu proprio così, non subito, perlomeno. Mi innamorai moltissimo di colui che, fin dal primo istante, capii essere l’uomo della mia vita ma il suo cane… il compagno che tanto avevo desiderato… non era esattamente ciò che speravo. E’ come sognare da sempre Robert Redford e poi riuscire solo a conoscere Denny De Vito… per carità, simpatico, brillante ma non bello, sicuramente bravo a recitare! Ecco il mio rapporto con un corgi è iniziato proprio così… non andavo pazza per il suo aspetto e i primi giorni in cui io e Giangi eravamo morosi chiedevo addirittura se poteva lasciarlo a casa accampando le più svariate scuse per nascondere, in realtà, l’imbarazzo di portare a spasso un cane così buffo; ma da subito mi sono saltati agli occhi gli innumerevoli pregi del suo carattere. Era discreto ma presente,  generoso  e affettuoso. Con Giulia la nostra primogenita è stato un compagno affidabile, paziente e mai insofferente alle angherie della nostra piccola bipede che anche con le migliori intenzioni e sotto la nostra supervisione a volte poteva essere un po’ molesta. Non ricordo il momento preciso nel quale il suo aspetto iniziò a piacermi ma ricordo con chiarezza (e ancora un po’ mi incazzo quando ci penso) che mi arrabbiavo moltissimo quando, durante le nostre passeggiate, veniva definito dalle persone nei modi più diversi che andavano dallo strano-buffo all’offensivo.
Qualche anno dopo portammo a casa dall’Inghilterra, Ambra (Shallianne Amber Nectar) quella che sarebbe stata la capostipite del nostro allevamento anche se ancora non lo sapevamo… Non riuscimmo mai a far diventare papà il nostro amato Clody, vergine lui e moooolto inesperti noi ma è stato comunque il nostro primo Corgi, per me il mio primo cane… sicuramente il più importante…
Quando invece noi (Giangi e Clody) incontrammo Chicca eravamo già un binomio navigato.  Dopo essere stato un bimbo a cui i genitori avevano sempre negato un cane (la prima richiesta ufficiale e ufficialmente inevasa di un cucciolo la feci a 4 anni), con la maggiore età e qualche soldo risparmiato grazie ai primi lavoretti finalmente mi portai a casa il mio Clody, alla faccia di mio padre, del quale ricordo lo sguardo sgomento e le seguenti parole la prima volta che lo vide: “Ma tu hai pagato per questo cane qui?”.
Diventai un felice simbiotico: dove c'ero io, c'era il mio cane. Ovunque e qualunque cosa stessi facendo. In via ufficiale e accettata, oppure silente e carbonara il giovanotto mi seguiva proprio ovunque.  La stagione degli amori si sa però obnubila le menti ed è richiamo imprescindibile per tutti gli esseri viventi, e fu così che il nostro branco andò formandosi con l'ingresso di quella che sarebbe diventata la mia compagna, Chicca. Cosa io trovassi di straordinario in quel bipede femmina con i fluenti capelli neri probabilmente il mio Clody non se l'è mai chiesto, ma le ha aperto le porte del suo cuore velocemente, cosa rara per lui che  solitamente non prestava interesse agli estranei.
Poi venne pure la nostra prima “cucciola”, il nostro gruppo si ampliava a livello bipedi ma l'unico quadrupede restava Clody.  Credo che a un certo punto ci sembrò naturale conseguenza regalare un’amica, se non una compagna, anche a lui. Così arrivò Ambra e per un po' tutto sembrò sufficiente. L'appartamento in città, il nucleo famigliare misto. Che bellezza, l'obiettivo era raggiunto. Almeno lo credevo…
Ricordo con precisione il giorno in cui tutto precipitò. Me ne stavo seduto in salotto e tra le mani avevo l'ultima copia della Newsletter della Welsh Corgi League, appena ricevuta dal Club Inglese. In prima pagina l'editoriale si apriva con queste parole: “ Anche se le circostanze della vita vi limitano a possedere soltanto uno o due Corgi, potrete comunque godere delle gioie..... “ e via dicendo. LIMITANO? SOLTANTO?
Ecco, dentro queste due parole albergava il virus e io me lo sono beccato! E' contagioso, per fortuna l'ho attaccato subito a mia moglie. Altrimenti non ci saremmo salvati... e non  sarebbe stata vita!

mercoledì 1 ottobre 2014

Ciao Tala...


Tala ci è stata affidata da un amico allevatore e il nome originariamente scelto per lei era “Itala” di buon auspicio per la sua vita futura in Italia. A casa però per noi era diventata Tala a volte Taluchka come vezzeggiativo e coccolativo… eh già, da noi i nomi dei pelosi hanno un mucchio di varianti a seconda dell’occasione in cui dobbiamo rivolgerci a loro: Clody… Claudio… Topo, Puccio… Puccetto, Ozzy… Ozzino… Porzio (che non centra nulla ma è il nome con cui ci rivolgiamo a Ozzy quando abbiamo qualcosa di molto serio da dirgli), Orsa… Orsetta… Orsaccia…ecc
Era Agosto del 2003, un’estate caratterizzata da un caldo eccessivo iniziato a Maggio e terminato a fine Agosto con acquazzoni impressionanti proprio quando ci siamo messi in strada con il nostro vecchissimo camper, stile “figli-dei-fiori”, per andare a prenderla a Varsavia in Polonia.
Appena ci vide, pur avendo già sei mesi e vivendo con altri cani tra cui la madre e una sorella, ci adottò istantaneamente forse avvisata dal sesto senso che saremmo stati i suoi futuri compagni o forse sentendo che l’abbraccio con cui Giangi la coccolò la prima volta era per sempre - modalità di abbraccio che Tala adotterà solo con lui per tutta la vita...
Fummo ospiti dei nostri amici per qualche giorno e durante la nostra permanenza non si stacco mai da Leonardo, che al tempo non aveva ancora sei anni e che giocò con lei per quasi tutto il tempo. L’istinto materno che aveva dimostrato fin da cucciola, o meglio il saper riconoscere i tratti somatici dei cuccioli (in quel caso quelli di mio figlio) sarà una caratteristica che l’accompagnerà per tutta la sua vita.
Il suo aspetto non tipicamente corgesco, taglia grande e di colore sabbia con molte carbonature nere,  le fece guadagnare il soprannome di “faina” proprio per la somiglianza con quest’ultimo animale soprattutto da cucciolona, in quel periodo della crescita in cui le sproporzioni li rendono particolari… nel suo caso magra, lunghissima e con un colore così strano!
Caratterialmente tenace, affettuosissima e tenerissima con qualsiasi umano ma senza alcun dubbio femmina alfa e vista la sua mole non ebbe mai nessun problema a farsi rispettare da chiunque di pari specie. Unica eccezione i suoi figli ai quali concedeva perfino di mangiare nella sua ciotola, gesto che a qualsiasi altro cane avrebbe causato morte immediata per sgozzamento!
La cosa che più ci ha strabiliato in lei e che in molti anni di allevamento non abbiamo riscontrato in nessun’altra mamma-corgi (se non occasionalmente) è stata la capacità di riconoscere i suoi figli anche dopo molti anni.
Capita spesso che i nostri bambini nel corso della loro vita vengano a trovarci accompagnati dai loro bipedi e nonostante i cani di casa li accolgano in maniera festosa non sempre le famiglie si riuniscono con successo, nel senso che la maggior parte delle volte non avviene, soprattutto dopo molti anni, il riconoscimento madre-figlio. Lei invece ha sempre riconosciuto i figli che abbiamo avuto modo di rivedere anche a distanza di anni e il riconoscimento era evidente proprio per la sua poca propensione all’espansione con qualsiasi animale che non fosse un suo figlio.
Quei figli tanto amati, che venivano partoriti deponendoli con dolcezza nelle mani di Giangi e nessun altro!
Tala se n’è andata in un pomeriggio soleggiato ma ventoso, preludio di un temporale come poche volte abbiamo visto nel corso degli anni che ci ha visti abitare in questo luogo e forse dello stesso tipo di quelli incontrati quando andammo a prenderla a Varsavia… quasi un presagio che ci annunciava che se ne stava andando nello stesso modo in cui era arrivata…
Purtroppo non se n’è andata da sola ma l’abbiamo messa a nanna perché la sua vita era diventata troppo dolorosa e poco dignitosa e mi rimarrà per sempre impresso nella mente il suo ultimo sguardo… affettuoso e sempre fiducioso quasi a confortarci per la decisione dolorosa che avevamo preso sostituendoci a Madre Natura, quel tipo di decisione, quel libero arbitro che ti lascia dentro molti dubbi ma ti costringe a riflettere, a pensare con perizia ai sentimenti per i nostri cani, alla qualità della vita che siamo stati in grado di offrirle, a fare valutazioni che pur ammettendo errori ti assolvono dal senso di colpa perché l’amore e il rispetto reciproco che ci ha legati è stata la cosa più forte e quella che ci porteremo dentro per sempre… ciao Tala…