martedì 13 ottobre 2015

Anjia finalmente mamma e felice!

Cosa c’è di più bello che amare moltissimo il proprio peloso e vederlo mettere al mondo i suoi piccoli… con Anjia ormai pensavo non sarebbe più accaduto e sarebbe stato un vero peccato perché l’attitudine materna che più volte aveva dimostrato nei confronti di cuccioli di altre mamme era stata davvero impressionante.

Anjia è stata la mia prima Welsh Corgi Cardigan e avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. E’ arrivata da noi all’età di nove mesi e pur essendo una corgina sensibile, equilibrata e ben socializzata probabilmente è stata poco “toccata” in età neonatale facendole sviluppare una lieve fobia per qualsiasi approccio troppo ravvicinato. Si fa coccolare e si fa prendere in braccio irrigidendosi un po’ ma alcune parti del suo corpo sono tabù: se le tocchi le zampe si ritrae e scappa via. Asciugarla dopo le uscite con la pioggia è una tragedia… la pancia se la lascia toccare con un minimo di tolleranza ma quando cerchi di asciugarle le zampe si divincola come se fosse posseduta!
Le unghie non è stato mai possibile tagliarle, per fortuna fa molto movimento e in questo modo riesce a consumarle ma se avesse una reale necessità di toelettatura dovrei farlo in anestesia! Lo stesso vale per la spazzola… potrebbe morire di disperazione se tentassi di spazzolarla per più di cinque secondi, il tempo necessario a divincolarsi e scappare a zampe levate. 

 La cosa che fa tenerezza, in questi momenti, è vedere chiaramente il panico nei suoi occhi e nonostante questa paura incontrollabile non ha mai avuto nei nostri confronti un atto di rivolta violenta come ad esempio morderci. Mai… 

Alla luce di queste sue problematiche anche l’accoppiamento sapevamo sarebbe stato difficoltoso, per lei i preliminari possono andare ma quando il contatto prevedrebbe qualcosa di più, scappa senza possibilità alcuna. 


 Difficoltà logistiche a parte la mia dolce ragazza ha delle belle caratteristiche morfologiche e per lei volevo un compagno che fissasse le sue qualità e implementasse possibilmente le sue carenze. Sono riuscita con molta fatica e grazie all’aiuto sincero di una cara amica, titolare di uno dei più importanti e di lunga data allevamenti di Welsh Corgi Cardigan degli Stati Uniti ad avere il seme del suo bellissimo Rocky… un “ragazzo” che solo per scrivere i suoi titoli non basterebbero due righe di un foglio. Insomma... Bellissimo!!! Nero e bianco e con un carattere aperto e gioviale… 

 L’inseminazione è stata fatta da un veterinario che personalmente considero il guru nel campo della riproduzione canina e per fare stare tranquilla Anjia l’abbiamo sedata in modo che potesse rilassarsi senza nessuna forma di panico. 

Mi sono chiesta più volte se fosse valsa la pena investire così tante energie e risorse anche economiche in un’impresa così ardua e sottoporre Anjia a stress per lei intensi anche se del tutto irrilevanti per qualsiasi peloso diverso da lei. Non ho trovato risposte fino al momento in cui ho visto i suoi piccoli… due splendidi cuccioli, bellissimi e dolcissimi. E vedere lei che abitualmente si muove con un’energia incontenibile, camminare in punta di zampine per non calpestare i suoi piccoli e
accorrere al loro minimo gemito mi ha dato la serenità e la certezza di aver fatto una cosa giusta anche se contro natura come qualcuno potrebbe obiettare. Normalmente cerchiamo di non interferire con le leggi naturali e la maternità è una di quelle. Ma nel caso di Anjia, che dire, il suo modo di guardare i cuccioli e la sua sensibilità nell’avvicinarli che contrasta con la sua innata incontenibile esuberanza ci hanno fatto capire che è una mamma bravissima ma soprattutto felice…

Welsh Corgi Pembroke: I piccoli di Emma... ma anche di Giangi e Chicca

In uno di quei caldissimi giorni di Luglio in cui si faticava a vivere, figuriamoci a nascere… Emma ha deciso di mettere al mondo i suoi piccoli.
La gravidanza, caldo a parte, era andata bene non fosse per il pancione immenso che verso gli ultimi giorni faticava davvero a portarlo appresso.
Emma è una nostra corgina Pembroke ma che da diversi mesi, ormai, vive felicemente con il peloso Ergo, la sua bipede Marta e zia Sara. La attendevamo, però, per il lieto evento nella sua vecchia casa che ben conosceva.
Decidemmo di andare a prenderla una decina di giorni prima della data presunta del parto proprio perché avesse modo di riprendere confidenza con la nostra casa e i suoi vecchi amici a quattro zampe.
Ma appena arrivata è sembrata subito apatica e distaccata e se non fosse per il fatto che ben ci conosceva avremmo pensato che era triste per aver lasciato quella che ora era a tutti gli effetti la sua nuova famiglia. Mai come in questi momenti non poterli confortare con parole del tipo “non sarà per sempre, tornerai dalla tua famiglia, stai tranquilla” è davvero frustrante e si può solo dimostrare loro affetto e sicurezza con azioni pratiche. Ma questa sorta di apatia o distacco è proseguito anche nel momento in cui ha deciso che dovevano nascere i piccoli e questo ha indotto un parto davvero difficile. I cuccioli erano sicuramente molti… lei è una corgina di taglia grande e il suo pancione era comunque spropositato!!! Eravamo preoccupati ma fiduciosi; questo era il suo secondo parto, il primo era stato perfettamente nella norma e anche in quel caso i bimbi non erano pochi ma con l’innata tranquillità che guida le future mamme nel momento del parto aveva messo al mondo sette bellissimi piccoli.
Con estrema fatica e senza la minima collaborazione di Emma riuscimmo a far nascere il primo piccolo… ciccione, sano, maschietto! Da lì in poi il nulla… decidemmo allora di allertare il nostro vet e nel giro di un paio d’ore, sabato ora di pranzo, eravamo nel suo ambulatorio per far nascere questi piccoli in difficoltà…
Il vet e la sua assistente si presero cura di Emma e Giangi rimase con lei finché l’effetto dell’anestesia non le fece chiudere gli occhi (in questo modo si addormenterà tranquilla con il pensiero che noi siamo lì, vicino a lei e vicino a lei ci troverà quando si sveglierà…) Da quel momento in poi seguirono un paio d’ore frenetiche in cui il medico era alle prese con Emma e noi con i cuccioli che velocemente uno dopo l’altro ci venivano affidati affinché li potessimo asciugare e riscaldare. Siamo abituati al caos del parto e ai tempi stretti in cui agire per riuscire a far stare bene tutti i piccoli, solitamente però durante un parto naturale, tra un cucciolo e l’altro abbiamo tutto il tempo di accudirli per bene ed essere pronti per accogliere il successivo nascituro.
Con i parti cesarei è sempre tutto più veloce e il tempo a disposizione è davvero poco e prezioso… il vet deve pensare all’intervento che sta eseguendo e noi concordiamo sempre di poter assistere al parto e prenderci cura dei piccoli in modo da lasciarlo libero di dedicarsi completamente alla mamma e non dover agire in fretta con il pensiero dei cuccioli.
Con poca sorpresa da parte nostra, perché avevamo capito che ne aveva un bel po’, nacquero nove cuccioli che sommati a quello nato a casa erano in totale dieci!!! Dieci piccoli ciccioni che mai e poi mai, Emma, sarebbe riuscita a far nascere da sola… La gioia che ci pervade sempre al momento della nascita, questa volta, lasciò spazio molto presto alla preoccupazione perché nel tentativo di rianimarli, quando nascono con parto cesareo assorbono inevitabilmente una piccola parte dell’anestesia destinata alla madre, tre di loro non ce l’hanno fatta.
Tornammo a casa stanchi, con il nostro fagottino di cuccioli ed Emma, stremata e ancora intontita dall’anestesia. In quel momento la nostra preoccupazione era presentare i piccoli alla mamma appena possibile.
In questi momenti, messa alle spalle la fatica del parto e tutto quello che si porta dietro cesareo o naturale che sia si è impazienti di vedere i piccoli beatamente appagati accanto alla loro mamma che succhiano le prime gocce di latte (colostro nelle prime ore). 
Ma questa volta, e posso affermare con certezza è stata la prima in molti anni, non è andata così… la neomamma ha proseguito con l’apatia che l’ha contraddistinta fin da quando è arrivata, era completamente disinteressata ai cuccioli e di colostro e latte… nemmeno l’ombra. In quel momento iniziammo a essere davvero disperati… i cuccioli erano sette e affamati! Senza perderci d’animo intervenimmo con poppate di latte artificiale ogni due ore nella certezza che nel giro di poche ore tutto si sarebbe aggiustato… poi la “certezza delle poche ore” si tramutò nella “speranza di qualche giorno” considerando che il cesareo subìto e gli antibiotici somministrati a volte sono un deterrente per la produzione del latte. In tutto questo Emma non aiutò perché dei piccoli sembrava non importarle davvero nulla. E poiché al peggio non c’è mai fine dopo qualche giorno ci rendemmo conto tristemente che il latte non sarebbe mai arrivato e che avremmo dovuto proseguire con l’allattamento artificiale fino allo svezzamento! Questo pensiero mi fece sentire lievemente disperata perché per quanto ami i mei cani e i loro piccoli questo impegno sarebbe stato davvero pesante ed estenuante. Inoltre non aver preso il colostro della mamma li avrebbe esposti con estrema facilità e in maniera letale anche al più stupido dei batteri. E così avvenne… nei giorni a seguire uno dopo l’altro cinque dei sette piccoli rimasti ci lasciarono con inevitabile agonia. 
 Chi non l’ha vissuto forse faticherà a capire il sentimento che si prova in questi casi. Li allatti ogni due ore, inizi a conoscerli velocemente perché doverli “maneggiare” così spesso ti obbliga e consente di guardarli con attenzione e iniziare fin da subito l’osservazione dei minimi particolari sia morfologici che caratteriali. Vivi con soddisfazione ogni poppata perché nutrire questi piccoli ti fa sentire di aver fatto qualcosa di buono e di grande, un altro piccolo passo per loro verso la vita… e poi invece la vita inizia lentamente ma inesorabilmente a spegnersi in ognuno di loro uno dopo l’altro. Sono stati giorni terribili, una corsa contro il tempo e tra i tentativi di somministrare qualsiasi cosa pur di cercare di salvarli c’era sempre un cucciolo piangente già incamminato nel ponte dell’arcobaleno per diventare un piccolo angelo.
Da questo tristissimo inizio si sono salvati due maschietti dolcissimi… ora hanno 30 giorni e possiamo respirare senza paura, continuiamo ad allattarli e da qualche giorno hanno anche iniziato lo svezzamento.
Ci conosciamo benissimo a vicenda e la cosa buffa è che riconoscono me o Giangi per il modo differente che abbiamo di allattarli. Da pochi giorni hanno aperto gli occhi, un po’ più tardi rispetto alla norma ma purtroppo non c’era la mamma che leccandoli asportava la patina protettiva con la quale nascono e permettere in questo modo agli occhietti di aprirsi. Emma sta con loro, anche se probabilmente se ne sarebbe andata più che volentieri, li accudisce lo stretto indispensabile una leccata a caso un paio di volte al giorno ma a loro sembra bastare per avere il senso della “mamma”. 
Noi ci siamo rilassati, il peggio è andato e la loro strada può solo essere in salita. Ora iniziano a scoprire il mondo e sembra abbiano addosso così tanta curiosità anche per i fratellini che non ci sono più, sono socievolissimi con chiunque gli si avvicini umani o pelosi che siano, probabilmente dovuto al fatto che sono stati accuditi da noi fin dalle loro prime ore di vita e non esclusivamente dalla mamma.
Chissà chi ricorderanno come loro mamma… Emma, Chicca o Giangi… rido e penso che giusto per essere in linea con le tendenze moderne con questi piccoli siamo stati un perfetto esempio di “famiglia allargata”.
Mai come in questo caso mi sento di poter dire: benvenuti al mondo piccoli! … e buona vita!!!



giovedì 29 gennaio 2015

Una nascita tanto attesa...

A pochi giorni dalla fatidica data tanto attesa abbiamo sistemato Iggy, la futura mamma, nella stanza nursery dove sarebbe avvenuto il parto e dove lei sarebbe stata con i suoi piccoli per i successivi due mesi circa. 

Iggy (Welsh Corgi Cardigan) vive abitualmente con Rocco (Welsh Corgi Pembroke) in una stanza attigua, fanno coppia fissa pur essendo un Pembroke e una Cardigan e la loro unione è solida e duratura a tal punto che la sera in cui l’abbiamo spostata nella nursery il suo compagno di vita ha iniziato ad abbaiare e ululare. La cosa che ci ha stupito maggiormente è stata Iggy che a sua volta ha iniziato a rispondere con gli stessi abbai e ululati e per più di un’ora si sono parlati, forse salutati, consapevoli della loro separazione.
 Ovviamente non sapevano che sarebbe stata una situazione temporanea e l’impossibilità di spiegarglielo ci ha fatto sentire un po’ in colpa sempre per il fatto di dover decidere delle vite altrui senza tenere conto dei loro sentimenti. Per quanto ci guidino le buone intenzioni qualcosa sfugge sempre alla nostra attenzione. Ci hanno fatto una tenerezza infinita e se non avessero cessato di lì a poco sapevamo che avremmo dovuto ammettere anche Rocco nella nursery, magari in qualità di assistente al parto di secondo livello (il primo livello lo occupo io, seconda solo a Giangi che è l’ostetrica in carica… ahahah!).
 Credo che “chiamarsi” per molto tempo e capire comunque che nessuno di loro si stava allontanando dall’altro li ha fatti tranquillizzare, inoltre abbiamo immediatamente trovato una nuova compagna di “stanza” per Rocco e le cose di lì a poco si sono sistemate.
La mattina del grande evento avrebbero dovuto esserci segnali molto chiari. A dire la verità i segnali avrebbero dovuto esserci già dalla sera prima; di solito la futura mamma non mangia e ha il tipico atteggiamento di chi deve organizzare l’arrivo dei piccoli. Un gran trambusto con i giornali per preparare la “cuccia” per i bimbi… e pezzi di giornale che volano ovunque! Be’, Iggy non ha fatto nulla di tutto ciò… la sera prima ha mangiato e alla mattina pure.
 Lei era tranquillissima e i giornali perfettamente in ordine. Ha fatto tutto come sempre… pappa, uscita, nanna. A quel punto, penso, siamo ancora lontani dal parto, mi preparo per andare al lavoro e alle 7.30 esco di casa con Leonardo per le nostre rispettive destinazioni senza allarmare Giangi che si sveglia di solito poco dopo la nostra uscita. Alle 8.20 precise mi chiama al telefono urlando e riempiendomi di improperi su come avevo potuto non chiamarlo e uscire di casa perchè Iggy aveva già fatto due cuccioli e quindi si trovava in pieno parto!
 Incredula, allibita, spaventata, senza parole, avvilita e con addossa un senso di cattivo presagio ritorno velocemente a casa perché mai e poi mai avrei lasciato la mia bimba partorire da sola. Vabbè da sola non sarebbe stata visto che Giangi segue tutti i parti dei nostri cani in prima persona e tra i due, casomai, la superflua sarei stata io…
Arrivata a casa mi rammarico per aver perso la nascita dei miei primi due bimbi, Stregablù e Boris ma vedo che stanno bene e sono belli ciccioni. Iggy è sufficientemente tranquilla e non vedo nel suo sguardo quel piccolo lampo di disorientamento che di solito hanno le mamme al primo parto.
 C’è qualcosa di ancestrale che indica loro i gesti consueti che devono svolgere anche se si tratta del primo parto ma assieme a questo la maggior parte delle volte si capisce, da come pongono i loro occhi nei nostri, che si chiedono e ci chiedono cosa sta accadendo e percepire la cieca fiducia che hanno in noi come loro unica ancora di salvezza è davvero commovente.
Lei sembra sicura di ciò che fa e devo dire che dimostrerà una tempra e una disinvoltura, nel parto come nell’accudimento dei suoi piccoli, davvero eccezionale.
La nascita dei piccoli si succede con ritmo sostenuto e dopo il mio arrivo nasceranno, a distanza di circa 15 – 20 minuti l’uno dall’altro, Findo, Cielo e Ambra. 

Mi sembrano meravigliosi… non sapevo l’emozione che avrei provato nel veder nascere i miei primi bambini cardigan e devo dire che i piccoli Blue Merle sono stati una rivelazione… Poi nasce Carolina… la mia Carolina… quella che poi chiamerò Wicca e che nel preciso momento in cui la vidi sentii che sarebbe stato per sempre.
A questo punto sono nati sei cuccioli, mi sento davvero soddisfatta e penso che il parto potrebbe concludersi così se non fosse che la pancia di Iggy sembra non essere diminuita di un grammo e nemmeno di un centimetro e questo inizia a mettermi una leggera ansia. Giangi mi tranquillizza spiegandomi che nei Cardigan le cucciolate numerose sono abbastanza frequenti e che probabilmente ha ancora un paio di cuccioli.
 Con questa relativa tranquillità nasceranno anche Casperina, che se guardata dal suo lato bianco assomiglia davvero al dolcissimo fantasmino, e Agata la seconda cucciola nera. Le bimbe nere sono bellissime e così diverse dai Pems tricolori… loro sono davvero NERE, ma così nere che a fatica si vedono gli occhi proprio come alla loro mamma!
A questo punto il ritmo con cui si rimette a partorire i piccoli è di nuovo quello iniziale e l’ansia con cui la supplico di fermarsi diventa velocemente panico. In questo clima di schizofrenia nel quale passavamo dal panico per il numero sempre crescente di cuccioli che stava nascendo, alla gioia senza riserve quando nasceva il piccolo successivo, vengono alla luce il bellissimo Porzio, che sarà tale da subito, Anthea la piccolina nera più nera di tutte le nere, e Taddeo il cucciolo con il carattere più allegro che abbia mai visto, l’unico che a pochi giorni di vita già mi darà i bacini leccandomi la faccia al ritmo di 10 leccate al secondo! 

Undici!!! Non ci potevo credere! E il panico era pure svanito… solo vederli lì tutti insieme, vicini alla loro mamma che li ha accuditi da subito con amore e dedizione mi ha fatto sentire felice e prevedevo che avrei passato i successivi mesi in loro contemplazione…
Così è stato ed è ancora tanto che i miei figli scherzosamente mi deridono perchè è la cucciolata più fotografata nella storia di Corgilandia!
 Ora i piccoli hanno poco meno di sessanta giorni e a parte Wicca che rimarrà con noi, hanno già tutti una famiglia che li aspetta e ciò mi riempie di gioia se non fosse che il pensiero di separarmi da loro la tramuta in tristezza infinita. Li conosco perfettamente uno ad uno, so di loro ogni cosa, preferenze, attitudini, piccoli vizi… Taddeo con la sua allegria, Porzio casinista indipendente, Anthea piccola ma tenace e in grado di tenere testa a 10 fratelli chiassosi, Boris il vero fratello maggiore, più grande e grosso di tutti e con una saggezza da cane adulto, Stregablu affettuosa ma volitiva, Findo il tenerone viziato, Ambra dolce e remissiva, Wicca una birba incredibile… prima combina guai e poi fa mille moine, Casperina intelligentissima che per chiederti di uscire guarda la maniglia della porta, Agata sempre l’ultima a rientrare che si perde in mille distrazioni e Cielo un po’ timido e contemplativo è il “Mammolo” dei miei undici nani. 

Che dire… mi stupisco sempre della valanga di emozioni che riescono a suscitare questi piccoli batuffoli pelosi e sento che sono quasi pronti per iniziare la loro nuova vita. Spero solo di essere stata una buona seconda-mamma (Iggy è stata eccezionale!), di averli accuditi bene ed educati bene. Ora sto preparando i loro piccoli bagagli… con i rispettivi giochini, la pappa preferita, la copertina pesante per quando farà freddo, il feticcio preferito per non essere tristi senza i fratellini e fare la nanna tranquilli e tante raccomandazioni… comportatevi bene, siate educati, ringraziate sempre con molte leccate chi vi darà tanto affetto e soprattutto se riuscite… non dimenticatevi di me.

mercoledì 19 novembre 2014

Mi racconto con i Corgi...

Lo scritto di un’amica pubblicato sul social network un po’ di tempo fa mi ha fatto pensare e venire voglia di scrivere questo nuovo post. Proponeva alle persone appartenenti al gruppo di raccontare come erano arrivate ad amare il Corgi fino al punto di prenderne uno o addirittura più di uno. 

La mia esperienza è il realtà è legata a quella di Giangi poiché quando lo conobbi, lui già aveva da un paio d’anni il suo primo corgi, Clody, quello che poi sarebbe diventato il NOSTRO primo corgi.
Come la maggior parte dei bimbi anch’io durante l’infanzia ho desiderato tantissimo e mai ottenuto la compagnia di un batuffolo peloso e potrebbe sembrare una logica conseguenza la mia estrema felicità nell’innamorarmi dell’uomo della mia vita con relativo cane da sempre desiderato. Due desideri realizzati  in un colpo solo! Purtroppo non fu proprio così, non subito, perlomeno. Mi innamorai moltissimo di colui che, fin dal primo istante, capii essere l’uomo della mia vita ma il suo cane… il compagno che tanto avevo desiderato… non era esattamente ciò che speravo. E’ come sognare da sempre Robert Redford e poi riuscire solo a conoscere Denny De Vito… per carità, simpatico, brillante ma non bello, sicuramente bravo a recitare! Ecco il mio rapporto con un corgi è iniziato proprio così… non andavo pazza per il suo aspetto e i primi giorni in cui io e Giangi eravamo morosi chiedevo addirittura se poteva lasciarlo a casa accampando le più svariate scuse per nascondere, in realtà, l’imbarazzo di portare a spasso un cane così buffo; ma da subito mi sono saltati agli occhi gli innumerevoli pregi del suo carattere. Era discreto ma presente,  generoso  e affettuoso. Con Giulia la nostra primogenita è stato un compagno affidabile, paziente e mai insofferente alle angherie della nostra piccola bipede che anche con le migliori intenzioni e sotto la nostra supervisione a volte poteva essere un po’ molesta. Non ricordo il momento preciso nel quale il suo aspetto iniziò a piacermi ma ricordo con chiarezza (e ancora un po’ mi incazzo quando ci penso) che mi arrabbiavo moltissimo quando, durante le nostre passeggiate, veniva definito dalle persone nei modi più diversi che andavano dallo strano-buffo all’offensivo.
Qualche anno dopo portammo a casa dall’Inghilterra, Ambra (Shallianne Amber Nectar) quella che sarebbe stata la capostipite del nostro allevamento anche se ancora non lo sapevamo… Non riuscimmo mai a far diventare papà il nostro amato Clody, vergine lui e moooolto inesperti noi ma è stato comunque il nostro primo Corgi, per me il mio primo cane… sicuramente il più importante…
Quando invece noi (Giangi e Clody) incontrammo Chicca eravamo già un binomio navigato.  Dopo essere stato un bimbo a cui i genitori avevano sempre negato un cane (la prima richiesta ufficiale e ufficialmente inevasa di un cucciolo la feci a 4 anni), con la maggiore età e qualche soldo risparmiato grazie ai primi lavoretti finalmente mi portai a casa il mio Clody, alla faccia di mio padre, del quale ricordo lo sguardo sgomento e le seguenti parole la prima volta che lo vide: “Ma tu hai pagato per questo cane qui?”.
Diventai un felice simbiotico: dove c'ero io, c'era il mio cane. Ovunque e qualunque cosa stessi facendo. In via ufficiale e accettata, oppure silente e carbonara il giovanotto mi seguiva proprio ovunque.  La stagione degli amori si sa però obnubila le menti ed è richiamo imprescindibile per tutti gli esseri viventi, e fu così che il nostro branco andò formandosi con l'ingresso di quella che sarebbe diventata la mia compagna, Chicca. Cosa io trovassi di straordinario in quel bipede femmina con i fluenti capelli neri probabilmente il mio Clody non se l'è mai chiesto, ma le ha aperto le porte del suo cuore velocemente, cosa rara per lui che  solitamente non prestava interesse agli estranei.
Poi venne pure la nostra prima “cucciola”, il nostro gruppo si ampliava a livello bipedi ma l'unico quadrupede restava Clody.  Credo che a un certo punto ci sembrò naturale conseguenza regalare un’amica, se non una compagna, anche a lui. Così arrivò Ambra e per un po' tutto sembrò sufficiente. L'appartamento in città, il nucleo famigliare misto. Che bellezza, l'obiettivo era raggiunto. Almeno lo credevo…
Ricordo con precisione il giorno in cui tutto precipitò. Me ne stavo seduto in salotto e tra le mani avevo l'ultima copia della Newsletter della Welsh Corgi League, appena ricevuta dal Club Inglese. In prima pagina l'editoriale si apriva con queste parole: “ Anche se le circostanze della vita vi limitano a possedere soltanto uno o due Corgi, potrete comunque godere delle gioie..... “ e via dicendo. LIMITANO? SOLTANTO?
Ecco, dentro queste due parole albergava il virus e io me lo sono beccato! E' contagioso, per fortuna l'ho attaccato subito a mia moglie. Altrimenti non ci saremmo salvati... e non  sarebbe stata vita!

mercoledì 1 ottobre 2014

Ciao Tala...


Tala ci è stata affidata da un amico allevatore e il nome originariamente scelto per lei era “Itala” di buon auspicio per la sua vita futura in Italia. A casa però per noi era diventata Tala a volte Taluchka come vezzeggiativo e coccolativo… eh già, da noi i nomi dei pelosi hanno un mucchio di varianti a seconda dell’occasione in cui dobbiamo rivolgerci a loro: Clody… Claudio… Topo, Puccio… Puccetto, Ozzy… Ozzino… Porzio (che non centra nulla ma è il nome con cui ci rivolgiamo a Ozzy quando abbiamo qualcosa di molto serio da dirgli), Orsa… Orsetta… Orsaccia…ecc
Era Agosto del 2003, un’estate caratterizzata da un caldo eccessivo iniziato a Maggio e terminato a fine Agosto con acquazzoni impressionanti proprio quando ci siamo messi in strada con il nostro vecchissimo camper, stile “figli-dei-fiori”, per andare a prenderla a Varsavia in Polonia.
Appena ci vide, pur avendo già sei mesi e vivendo con altri cani tra cui la madre e una sorella, ci adottò istantaneamente forse avvisata dal sesto senso che saremmo stati i suoi futuri compagni o forse sentendo che l’abbraccio con cui Giangi la coccolò la prima volta era per sempre - modalità di abbraccio che Tala adotterà solo con lui per tutta la vita...
Fummo ospiti dei nostri amici per qualche giorno e durante la nostra permanenza non si stacco mai da Leonardo, che al tempo non aveva ancora sei anni e che giocò con lei per quasi tutto il tempo. L’istinto materno che aveva dimostrato fin da cucciola, o meglio il saper riconoscere i tratti somatici dei cuccioli (in quel caso quelli di mio figlio) sarà una caratteristica che l’accompagnerà per tutta la sua vita.
Il suo aspetto non tipicamente corgesco, taglia grande e di colore sabbia con molte carbonature nere,  le fece guadagnare il soprannome di “faina” proprio per la somiglianza con quest’ultimo animale soprattutto da cucciolona, in quel periodo della crescita in cui le sproporzioni li rendono particolari… nel suo caso magra, lunghissima e con un colore così strano!
Caratterialmente tenace, affettuosissima e tenerissima con qualsiasi umano ma senza alcun dubbio femmina alfa e vista la sua mole non ebbe mai nessun problema a farsi rispettare da chiunque di pari specie. Unica eccezione i suoi figli ai quali concedeva perfino di mangiare nella sua ciotola, gesto che a qualsiasi altro cane avrebbe causato morte immediata per sgozzamento!
La cosa che più ci ha strabiliato in lei e che in molti anni di allevamento non abbiamo riscontrato in nessun’altra mamma-corgi (se non occasionalmente) è stata la capacità di riconoscere i suoi figli anche dopo molti anni.
Capita spesso che i nostri bambini nel corso della loro vita vengano a trovarci accompagnati dai loro bipedi e nonostante i cani di casa li accolgano in maniera festosa non sempre le famiglie si riuniscono con successo, nel senso che la maggior parte delle volte non avviene, soprattutto dopo molti anni, il riconoscimento madre-figlio. Lei invece ha sempre riconosciuto i figli che abbiamo avuto modo di rivedere anche a distanza di anni e il riconoscimento era evidente proprio per la sua poca propensione all’espansione con qualsiasi animale che non fosse un suo figlio.
Quei figli tanto amati, che venivano partoriti deponendoli con dolcezza nelle mani di Giangi e nessun altro!
Tala se n’è andata in un pomeriggio soleggiato ma ventoso, preludio di un temporale come poche volte abbiamo visto nel corso degli anni che ci ha visti abitare in questo luogo e forse dello stesso tipo di quelli incontrati quando andammo a prenderla a Varsavia… quasi un presagio che ci annunciava che se ne stava andando nello stesso modo in cui era arrivata…
Purtroppo non se n’è andata da sola ma l’abbiamo messa a nanna perché la sua vita era diventata troppo dolorosa e poco dignitosa e mi rimarrà per sempre impresso nella mente il suo ultimo sguardo… affettuoso e sempre fiducioso quasi a confortarci per la decisione dolorosa che avevamo preso sostituendoci a Madre Natura, quel tipo di decisione, quel libero arbitro che ti lascia dentro molti dubbi ma ti costringe a riflettere, a pensare con perizia ai sentimenti per i nostri cani, alla qualità della vita che siamo stati in grado di offrirle, a fare valutazioni che pur ammettendo errori ti assolvono dal senso di colpa perché l’amore e il rispetto reciproco che ci ha legati è stata la cosa più forte e quella che ci porteremo dentro per sempre… ciao Tala…

 

lunedì 22 settembre 2014

Finalmente... vacanza!!!


Da tempo avevamo concordato con nostra figlia Giulia, che assieme al suo compagno Alessandro segue la nostra truppa pelosa quando ci allontaniamo da casa, questo piccolo periodo di vacanza e inizialmente la nostra destinazione avrebbe dovuto essere la Grecia.
Avevamo il desiderio di visitare questa bellissima terra da moltissimo tempo e l’amicizia nata con persone affidatarie di un nostro cucciolo unita al desiderio irrefrenabile di Giangi di acquistare dosi massicce di Halva, suo dolce preferito e introvabile in tutto il resto del pianeta, ci aveva convinto che la Grecia sarebbe stata la meta delle nostre vacanze di quest'anno. Ma alcune situazioni familiari-pelose contingenti e un po’ precarie non ci hanno fatto prenotare per tempo il volo aereo perché fino al giorno prima non sapevamo se saremmo riusciti a partire. Piccola parentesi: mi spiace moltissimo non essere riuscita ad andare in Grecia e conto di visitarla prima o poi ma vista la mia avversione per l’aereo e la propensione a portarmi appresso i miei cani organizzerò il viaggio in maniera diversa.

La nostra seconda scelta era stata Praga, città bellissima per architettura e tradizioni, e sembrava definitiva tanto che ho acquistato addirittura due guide della città per organizzare l’itinerario perfetto.

Alla fine poiché i giorni di vacanza si sono ridotti a cinque abbiamo deciso di rimanere in Italia, in modo tale da poter rientrare a casa il più velocemente possibile in caso di necessità e visitare, quindi, alcuni dei “nostri” luoghi incantevoli dove l’unica incertezza era l’imbarazzo della scelta.

Siamo in uno di quei periodi in cui ci si chiede cos'altro può ancora succedere prima di toccare il fondo e iniziare a risalire ma non mi pongo più certe domande sapendo, purtroppo per esperienza, che molto altro può ancora accadere, pertanto a testa bassa e con molta pazienza ci siamo predisposti ad attendere che la congiuntura astrale negativa, una sorta di Saturno contro, decidesse di passare.
Con una sonora scrollata di spalle per farmi ritornare il buonumore e la voglia di organizzare i preparativi per la partenza ho iniziato a ripassare mentalmente le mille cose da fare.

Sembra impossibile, ma che si rimanga fuori di casa cento giorni oppure uno solo le cose da organizzare sono sempre le stesse.  E sono sempre tantissime!!! Stabilire i turni di uscita ed entrata dei vari cani e lasciare un programma preciso per Giulia e Ale: India dorme con Pina ma non con Greta, Chivas dorme con Tala ma non ci mangia insieme perché lei per cibo ammazzerebbe chiunque, Iggy che è molto esuberante dorme con Rocco che riesce a tenerla tranquilla, le due cucciolone Jamy e Jacky dormono ancora con la mamma Greta, Orsa (la nostra guardiana pastore belga malinois) da tenere sotto controllo nell’uscita serale perché nonostante i suoi undici anni salta la recinzione per andare a fare scorribande notturne… insomma fogli e fogli con annotazioni di ogni tipo…
Aggiornare le dosi di pappa da somministrare: i cuccioli tre volte al giorno, gli anziani e i malaticci due e gli adulti una; quattro tipi di pappa diversi a seconda delle età e le necessità; i medicinali da somministrare a chi, come e quando… e considerato che i pelosi non prendono le pastiglie con un bicchiere d’acqua non è così facile convincerli; alcuni riesci ad ingannarli somministrandogliele con la pappa, altri con il pezzetto di carne, altri ancora con un pezzetto di formaggio)… insomma tabelle e lavagnette con liste infinite tra nomi, dosi, orari ecc… sparse per tutta la casa.
Persa nella vertigine delle mille cose da fare ho realizzato l’idea che portare con noi due dei nostri compagni pelosi avrebbe potuto alleggerire le incombenze di Giulia che già si sarebbe trovata a dover gestire una mole notevole di lavoro.

Quando andiamo in vacanza non sempre portiamo i cani con noi perché viaggiamo in aereo oppure siamo ospiti di amici, ma quando possono seguirci decidere chi ci può accompagnare non è scelta semplice, perché ci fa sentire in colpa con tutti gli altri.
Questa volta la decisione l'ho presa io facendola sembrare, ma solo apparentemente, necessaria. Ho deciso di portare con noi Ozzy e Anija, i miei cardigan, pensando che liberare mia figlia dalle bizze adolescenziali di Ozzy fosse cosa gradita. Anija è stata la logica conseguenza in quanto sua maestra di vita.

Il giorno della partenza, che è avvenuta nel primo pomeriggio, i due pelosi prescelti per essere i nostri compagni di viaggio erano agitatissimi quasi sapessero di dover venire con noi e Ozzy per tutta la mattinata ha piagnucolato e gorgheggiato e parlato dei suoi problemi... insomma non sapeva nemmeno lui cosa fare per attirare l'attenzione! Eppure non è cosa rara per noi preparare armi e bagagli per uscire di casa e anche quando si va solo a una esposizione sembra di partire per il campeggio mensile delle giovani Marmotte, carichi come siamo di mille borse e borsine, casse varie e sporte. Ma in quei casi i cani seguono i nostri movimenti con mezzo occhio aperto, senza muovere pelo alcuno!!!!

In auto si sono subito sistemati nel sedile posteriore assieme a Leo (e qui devo scusarmi con quanti ricevono da noi raccomandazione e consiglio di far viaggiare i loro amati pelosi nei super-sicuri-trasportini-omologati-a-norma-di-legge!) e anche se avevo predisposto per loro le cinture di sicurezza non sono mai state usate. Anija si è sistemata in un sedile laterale e ha dormito praticamente dalla partenza fino all’arrivo mentre Ozzy, seduto nel sedile di mezzo a testa alta come una piccola vedetta si rifiutava di abbandonarsi all'inedia! Non c’è stato verso di farlo stendere, in certi momenti aveva gli occhi chiusi e la testa ciondoloni ma all’ennesimo scossone, di soprassalto, si ripigliava senza mai cedere completamente al sonno!

Il posto scelto per la nostra permanenza è stato un bellissimo agriturismo in Lazio che ci ha messo a disposizione un “casaletto” in pietra molto affascinante e tipico con un giardino immenso dove i nostri ragazzi hanno potuto correre e giocare instancabilmente. Ogni fine giornata quando rientravamo dopo ore di auto e visite e camminate avevamo a disposizione questo luogo incantato dove poterci ritemprare e sia noi che loro ne approfittavamo in modo diverso per rilassarci e godere di tutta quella meraviglia rigenerante per gli occhi e l’anima. Loro si rincorrevano energicamente dando l’impressione che tutto l’affaticamento della giornata sparisse in un istante e non nascondo la mia ansia nel vedere Ozzy scatenarsi in quella maniera, ansia per la paura che potesse farsi di nuovo male alla zampa, ma forse anche per questo la magia di quel luogo è stata terapeutica. Noi in una sorta di trance meditativa ci perdevamo a guardare il tramonto pervasi da quella piacevole malinconia che i paesaggi e i loro colori evocano.

Gli scorci panoramici meravigliosi che ci hanno accompagnato in quei giorni li ho ancora impressi nei miei occhi… in qualsiasi momento e da qualsiasi parte volgessi lo sguardo potevo cogliere qualcosa di meraviglioso… panorama bellissimo di notte con la luna quasi piena a illuminare quei dolci declivi come all’alba con tutte le preziose tonalità del rosso e del giallo avvolte in soffici nuvole. Intorno a noi uliveti e campi di lavanda dove un vago colore viola lasciava intuire quale bellezza doveva essersi rivelata durante la massima fioritura. Il fattore dell’azienda, signor Maurizio, vista l’adorazione di Giangi per il loro olio d’oliva e la mia per l’olio di lavanda (mia fragranza preferita in assoluto… la metto anche ai cani con la scusa che tiene lontane le zanzare) ci ha rifornito di abbondanti scorte che continuano a ricordarci quei bellissimi giorni e lo faranno ancora per molto tempo.

I nostri ragazzi si sono comportati benissimo, ci hanno seguito nei ristoranti, nei musei (quelli in cui potevano entrare) e perfino in un castello medievale dove Ozzy, stranamente, ha passato la maggior parte del tempo ad abbaiare ostinatamente al nulla ma ogni volta un nulla diverso, sicché mi sono chiesta se non stesse per caso avvertendo la presenza di fantasmi che ancora vi dimorano.

Il rientro è stato un po’ mesto, abbiamo cercato di prolungarlo il più possibile trovando scuse per fermarci in ogni luogo che ci sembrava interessante tra le rimostranze di Leonardo, che trascorsi pochi giorni con noi aveva già raggiunto il livello massimo di sopportazione genitoriale e si era già accordato con gli amici per uscire la sera (come si vedono le cose in modo diverso a seconda dell’età!!!)

Nonostante la tristezza che ci permeava per la fine di questa breve ma emozionalmente intensa vacanza l’avvicinarsi a casa ci fatto iniziare a pensare ai nostri “altri” compagni pelosi che ci stavano aspettando e che non vedevamo da giorni. Certo, se da un lato pensare di re-immergersi nelle mille incombenze quotidiane ti fa mancare il respiro dall’altra la certezza che in tutto questo siamo accompagnati costantemente dall’energia vitale dei nostri pelosi è davvero rincuorante.

L’ingresso nel nostro vialetto è stato annunciato da abbai e ululati di ogni tipo che in occasioni come queste sono davvero incontrollabili… e arrivare a casa e trovare una truppa di Corgi festosi e scodinzolanti ad aspettarci, per non dire scatenati, saltanti e leccosi, è stata la cosa più super-bella della nostra già bellissima vacanza! 

domenica 7 settembre 2014

Raccontiamo... Rocco

Con l’esposizione nazionale di Sacile svoltasi domenica 17/08/2014 il nostro Rocco è diventato CAMPIONE ITALIANO. Questo dolcissimo Corgi ci rende davvero orgogliosi perché ha conseguito il suo titolo in sole sei esposizioni e, considerato che servono sei vittorie e relativi CAC per l'ottenimento del Campionato, il calcolo della qualità dei risultati del nostro giovane campioncino si fa in fretta!
Rocco è nato 3 anni fa e all’età di sei mesi, cucciolo molto promettente, lo abbiamo affidato a quelle che credevamo essere ”persone amiche”, residenti in un'altra nazione, affinché potessero esporlo e al momento opportuno usarlo per la riproduzione. Ma, una volta conseguito il Campionato del Paese in cui si trovava, diventò un vero problema riportarlo a casa. Queste vicissitudini lo hanno tenuto lontano da noi per un periodo più lungo di quello previsto e solo grazie all’aiuto di alcuni amici allevatori siamo riusciti a farlo tornare a casa dove la serenità e l’affettuosità sono tornati a essere alcuni dei suoi tratti caratteriali più
importanti. Qui oggi è il maschio di casa, giovane e forte eppure non fa mai pesare agli altri la sua leadership. Tenero e affidabile con i cuccioli, sicuro anche con gli altri maschi, non è certo il tipo di Corgi temerario e intraprendente come si potrebbe essere indotti a credere per l'entusiasmo che dimostra nel ring, compagno discreto ma non timido come si potrebbe pensare dal suo comportamento schivo con estranei, come quello di tutti i cani che non hanno frequentato troppi umani nel corso della loro vita. In realtà la confidenza e la frequentazione lo aprono alle persone senza alcuna reticenza e solo in questo modo si può comprendere fino in fondo la sua vera natura. 

Allegro, festoso e sempre felice di interagire... anche con la lingua, quando ci riesce, restituendo generose leccate di affetto sulla punta del naso. Nel suo cuore gentile nasconde una passione irrefrenabile per le spazzolate, che cerca e si gode senza mai esserne sazio... attitudine quanto meno inconsueta per un cane, come tutti i felici proprietari di quattrozampe ben sapranno!


A tutt’oggi è papà di due cucciolate delle quali siamo molto soddisfatti, tanto da lasciarci progettare cose importanti per il futuro anche se, ad essere sinceri, al nome di “Rocco” non si riescono proprio ad agganciare quei concetti che sembrerebbero ovvi riferimenti alla sua attività di stallone in rapporto al nome che porta e che riconduce al simpatico attore, famoso per le profonde pences dei calzoni. Proprio così, nella classifica ideale del nostro Rocco ai primi
posti ci sono “spazzola” e “coccola”, “patatina” invece viene abbondantemente dopo “carne” e “crocchette”. E, sia chiaro, solo in caso di fanciulla gentile tanto quanto lui, ampiamente consenziente e cooperativa, meglio se di casa o al limite non proprio una sconosciuta. Perchè certe cose, come si conviene, per Rocco non si fanno al primo incontro né tanto meno con la prima venuta! Insomma, anche se non siamo propriamente dei bacchettoni non ci sentiamo di biasimare il comportamento del nostro ragazzo... almeno fino al giorno in cui non ci chiederà i soldi per portarle “prima” fuori a cena!!!




Rocco - It Ch. CORGILANDIA RIALTO - 20/05/2011



(Otreks Last Horizon x Anwyl Takes Tutu Tango)