Ai
tempi dei miei esordi nel mondo della cinofilia, la conoscenza della
stessa era caratterizzata da un numero limitatissimo di pubblicazioni
in materia e da una ampia diffusione di dogmi che gli allevatori del
tempo dispensavano ai loro giovani aiutanti, in terra d’Albione
conosciuti come kennel-boy. Assiomi che spesso giungevano alle
orecchie come fini a se stessi, privi di spiegazione alcuna o quasi e
di cui soltanto il tempo o le conoscenze aggiunte avrebbero
dimostrato la veridicità o la infondatezza. Quindi la paternità
della voce che, di volta in volta, sentenziava relativamente a
qualcosa era quantomai importante, poiché spesso questi dogmi
urtavano la logica del bipede, altre volte invece sembravano
giustificabili quanto la premonizione di una sibilla o ancora,
trovarne solo come puro sfoggio di boria e competenza oltre ogni
limite. Come quando sentivo affermare “io scelgo i soggetti
migliori di una cucciolata appena nati”, frase che pare una
affermazione esagerata ma che si comprende bene con l’esperienza
diretta e una osservazione consapevole: i cuccioli appena nati
infatti non sono ancora ricoperti degli strati di grasso che ben
presto il latte materno giustamente regala loro rendendoli certamente
tondi e puffolosi, ma nascondendo anche la struttura ossea che
invece, a cucciolo appena nato, risulta ancora sensibile all’occhio.
Naturalmente tutto questo va condito da una preparazione in campo
cinotecnico, perché un conto è vedere, altro è saper interpretare
ciò che si vede.
Sicché
rimasi profondamente colpito il giorno in cui una della mie “Ladies”,
la più tecnica tra le mie Maestre inglesi sentenziò: “Il Corgi
nasce dalla spalla”.
Ora
era chiaro che non si riferisse propriamente al metodo secondo il
quale i cuccioli vengono al mondo, quanto al fatto che la spalla
fosse la chiave attraverso la quale si sviluppava o meno un buon
cane. Ciononostante, ammetto, se non fosse stata pronunciata da Miss
Mae Moore non vi avrei dedicato tutta l’attenzione invece
necessaria per comprendere quanto questa affermazione corrisponda a
verità assoluta.
Per
comprendere il motivo per cui una spalla corretta sia la condizione
senza la quale non si realizza un buon Corgi occorre anzitutto
rivolgere la nostra attenzione al movimento del cane, al modo cioè
attraverso il quale lo stesso si sposta nello spazio che lo circonda.
Cosa spinge avanti un cane in movimento, quali zampe usa un cane per
trasferire la sua forza muscolare al suolo affinché si trasformi in
energia cinetica? Stupirà, perché in cinofilia sentiamo tutti
parlare di posteriori che spingono bene o spingono poco, ma il cane è
come molte automobili, a trazione anteriore.
Per comprendere bene
però la sostanza del suo movimento dovremmo rifarci idealmente ad
una barca dove esistono quattro remi che lavorano indipendentemente
fornendo tutti una potenziale spinta, ma con vettori differenti. Come
ben sanno i vogatori veneziani della regata storica, quelli che
volano sui gondolini a coppie, per far andare avanti una barca con i
remi spaiati l’unico modo è che chi sta a prua, anteriormente,
“tiri” ovverosia mangi acqua a tutta forza e che il secondo
invece dedichi i suoi colpi di remo a compensare la forza della
trazione per direzionare il mezzo. Questo accade esattamente anche
nel cane e, almeno in questo, il nostro piccolo amico a zampa corta
non si discosta dai suoi simili. Quindi, quando si vede un posteriore
che pare posare leggermente, o che ondeggia a destra e sinistra il
difetto non andrà per forza cercato nel treno posteriore, perché
sicuramente dipende anche da una spalla non corretta, la quale
propone una trazione poco consona e impone al posteriore correzioni
al di fuori della norma. Correzioni che costano in termini di energia
e non producono moto, così come il movimento non corretto di una
spalla. E’ chiaro a tutti quanto importante sia la facilità di
movimento in un soggetto da lavoro quale il Corgi, quanto
fondamentale sia la possibilità o meno di ottimizzare il rapporto
sforzo/spazio coperto. Un cane che disperde energie si stanca prima e
di conseguenza lavora meno.
Le
ossa principali da osservare quando dobbiamo valutare correttamente
un anteriore nel suo movimento e struttura sono la scapola anzitutto,
il suo angolo di incidenza rispetto al suolo e quello rispetto
all’omero, relativamente al quale ne va valutata anche la
lunghezza, che deve essere simile in entrambi. L’osso della scapola
scende verso la punta del petto abbracciando il torace con un angolo
di circa 45 gradi rispetto al suolo, l’arto poi si ripiega verso
dietro grazie all’omero con un angolo retto, di 90°. In questo
assunto stanno racchiuse le prime due fondamentali differenze tra i
Corgi e le altre razze canine, che presentano infatti un omero
normalmente più lungo della scapola e un angolo di incidenza aperto,
ben oltre i 90°. Di qui la difficoltà di riuscire ad inquadrare ad
occhio la struttura di un soggetto da parte di chi, esperti giudici
in primis, non hanno una più che ortodossa conoscenza della razza.
Problema che per i medesimi motivi si trasferisce nell’allevamento.
Poiché infatti neofiti e persone meno preparate tendono a valutare
l’arto anteriore nella sua totalità, spesso accade di vedere
soggetti che presentano un anteriore all’apparenza normale ma che
in realtà è la somma esatta ottenuta con addendi sbagliati. Ed è
così che omeri molto corti vengono spesso compensati da spalle con
angoli aperti, restituendo quindi solo in apparenza la giusta
struttura, ma essendo in realtà frutto di una totalità di errori
che poi vengono trasferiti alla progenie. Ma per quale motivo è così
importante questa particolare struttura per un Corgi? Perché il
nostro amico a gamba corta sfrutta tutta una serie di “trucchi”,
unici nel panorama cinofilo, per compensare la limitata lunghezza
totale del suo arto e in realtà la qualità del suo movimento è
data da tutta una serie di assetti strutturali che non possono
assolutamente mancare, pena la trasformazione del nostro capace e
ficcante amico dal movimento radente e veloce in un barilotto che
ondeggia a destra e sinistra mente avanza a fatica a piccoli passi.
Il
primo e più importante tra tutti consiste nello slittare in avanti
la scapola durante la falcata, seguito dall’estensione dell’angolo
scapolo-omerale. Questo in buona sostanza consente al nostro amico di
estendere il proprio arto anteriormente, guadagnando terreno come se
avesse una gamba di diversi centimetri più lunga. Azione che
sposterebbe esageratamente il baricentro del nostro amico sino a
farlo cadere se, come le altre razze canine, il Corgi muovesse
mantenendo gli arti anteriori paralleli, cosa che non accade. Se
infatti lo osserviamo mentre ci viene incontro, ci accorgiamo
facilmente che il piede poggia a terra quasi centralmente, una volta
che l’intero arto è passato agevolmente al di sotto del petto,
favorito dagli angoli inizialmente chiusi. Esattamente lo stesso
movimento che compiono i nuotatori di crawl, quando spingono
anteriormente la spalla per andare a “prendere” l’acqua il più
distante possibile. E’ evidente che per esercitare questa quantità
di allungamenti il Corgi necessita di una struttura muscolare che la
giustifichi, così come dei legamenti particolarmente lunghi, in
grado di reggere e accompagnare l’intero movimento. Ecco perché si
raccomanda sempre estrema attenzione durante le fasi di crescita,
periodo della vita del cane in cui tutto in lui è particolarmente
“molle” e, soprattutto, ecco perché far indossare la pettorina a
un Corgi è una dannosa tortura, con esiti davvero fastidiosi per
ossa, legamenti e soprattutto giunture, che vengono oltremodo
sollecitate e si usurano molto più in fretta, originando dolorose
patologie. Infatti, anche quando non impediscono del tutto lo
slittamento anteriore della spalla, come nel caso di alcune pettorine
ad H o Y, incidono sulla posizione dell’arto andando ad occupare
attorno al torace lo spazio che invece dovrebbe ricevere il gomito
quando l’arto ritorna indietro. Come conseguenza il gomito viene
ruotato esternamente, con un movimento che parte dalla punta della
scapola e porta in torsione le ossa che interessano l’intero arto.
A questo punto non si può più parlare di punti deboli di una
morfologia, ma di corretta gestione e conoscenza del proprio cane.
Chiunque credo nella vita ha dovuto indossare un paio di scarpe
scomode, che creavano dolore in un punto durante la camminata e si
sarà accorto di quanto presto, se costretto a camminare, insorgevano
dolori in tutt’altre parti dell’arto, spesso addirittura in
quello opposto. Lo stesso accade quando per un motivo o per l’altro,
un torcicollo, il colpo della strega o una qualsiasi zoppìa, noi ci
muoviamo in maniera non corretta. Presto insorgono dolori muscolari e
articolari dovuti ai movimenti inopportuni che si compiono per
compensare il problema.
Il
movimento di allungo dell’arto anteriormente nel Corgi è talmente
marcato e importante che non può in alcun modo venire soffocato,
sicuramente non con pettorine e strumenti sbagliati, ma anche con
accumuli di grasso, che hanno il medesimo effetto sull’andatura,
poiché vanno a occupare anch’essi luoghi “sbagliati”, quelli
cioè interessati dal movimento dell’arto. E poiché i principali
accumuli di grasso, le “maniglie dell’amore” per un cane non
stanno come noi sulla panza, ma si trovano giusto dietro le spalle,
ne consegue che dobbiamo prestare una particolare attenzione a
mantenere il nostro beniamino in buona forma fisica.
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